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Meteo estremo e riscaldamento globale: emerge il collegamento

di Ivan Gaddari
27 Mar 2012 - 08:25
in Senza categoria
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Per quel che concerne le precipitazioni estreme e le ondate di calore il legame col il riscaldamento globale è chiaro. E’ quanto sostengono i ricercatori, proponendo delle prove scientifiche, nello studio in pubblicazione sulla rivista Nature Climate Change . Meno chiaro, invece, è il legame tra il riscaldamento e le tempeste, nonostante sia stato registrato un incremento sostanziale nell’intensità degli uragani.

Nel 2011 solo negli Stati Uniti si sono verificati 14 eventi meteorologici estremi che hanno provocato danni superiori a un miliardo di dollari ciascuno – in diversi stati i mesi che vanno da gennaio a ottobre sono stati i più piovosi mai registrati. Anche in Giappone è stato registrato il record di precipitazioni, mentre il bacino del fiume Yangtze in Cina è stato afflitto da una siccità senza precedenti.

Eventi record si sono verificati anche negli anni precedenti. Nel 2010, la Russia occidentale ha vissuto l’estate più calda di sempre, mentre in Pakistan e in Australia è caduta un’enorme quantità di pioggia. Nel 2003 l’Europa ha affrontato l’ondata di caldo più forte in almeno mezzo millennio. E nel 2002, la stazione meteorologica di Zinnwald-Georgenfeld misurò la maggiore quantità giornaliera di pioggia di tutta la Germania, evento che coincise con la peggiore inondazione del fiume Elba da secoli.

Una questione di probabilità

“Il problema è capire se gli eventi meteorologici estremi sono una coincidenza o una conseguenza del cambiamento climatico”, spiega Dim Coumou, autore principale dello studio. “Non si può dimostrare che il riscaldamento globale è la causa dei singoli eventi estremi, ma la loro somma consente di identificare con chiarezza il collegamento col cambiamento climatico”. E’ quel che emerge dall’analisi dei dati e dalla loro elaborazione. “Non è una questione di sì o no, ma una questione di probabilità”, spiega Coumou. L’alta percentuale d’incidenza non è più normale, sostiene il ricercatore.

“E’ come giocare a dadi con i dadi truccati. Il sei può apparire di tanto in tanto senza sapere quando. Ora invece appare molto più spesso, perché abbiamo truccato i dadi.” Un altro esempio arriva dagli Stati Uniti. La settimana scorsa, tra il 13 e il 19 marzo, i record storici di caldo sono stati superati in più di mille località del Nord America.

Tre pilastri: la fisica di base, le analisi statistiche e simulazioni al computer

Gli scienziati basano l’analisi su tre fondamenti: la fisica di base, le analisi statistiche e le simulazioni al computer. I più elementari principi fisici suggeriscono che un riscaldamento dell’atmosfera porta ad un maggior numero di eventi estremi. L’aria calda, ad esempio, può contenere più umidità e favorire maggiori precipitazioni. Non solo. Chiare tendenze statistiche possono essere estratte dai dati di temperatura e precipitazioni, spiegano gli scienziati. In terzo luogo, simulazioni dettagliate confermano il rapporto tra il riscaldamento globale e la documentazione relativa a temperatura e precipitazioni.

Con temperature oceaniche più calde, le tempeste tropicali, chiamati tifoni o uragani a seconda della regione, dovrebbero aumentare di intensità ma non in numero. Negli ultimi dieci anni, difatti, si sono verificate diverse tempeste da record, ad esempio l’uragano Wilma del 2004. Le correlazioni, tuttavia, sono molto complesse e non ancora pienamente comprese. L’aumento significativo dell’intensità delle tempeste tropicali nell’Atlantico del Nord tra il 1980 e il 2005, ad esempio, potrebbe essere causata non solo dal riscaldamento delle acque superficiali, ma da un raffreddamento dell’atmosfera superiore. Altro quesito da risolvere riguarda la precisione e affidabilità dei dati storici delle tempeste.

Il riscaldamento globale può trasformare un evento estremo in un evento record

“I singoli estremi meteorologici sono spesso legati a processi su scala regionale, come ad esempio persistenti blocchi anticiclonici o fenomeni naturali come El Niño”, spiega Stefan Rahmstorf, altro ricercatore che ha preso parte allo studio e presidente del dipartimento di analisi del sistema Terra dell’Istituto di Postdam. “Si tratta di processi complessi su cui stiamo effettuando ulteriori indagini. Ma tutti questi processi, attualmente, si svolgono sullo sfondo del cambiamento climatico. Cambiamento che può trasformare un evento estremo in un evento da record.”

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