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Alle medie e alte latitudini dell’Emisfero Boreale, circolazione caratterizzata da intensi scambi meridiani e “wave break”

di Michelangelo Nitti
27 Gen 2005 - 20:06
in Senza categoria
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L'analisi emisferica di GFS alla quota di 500 hPa.
Le metamorfosi in atto nella circolazione nord emisferica confermano il cambio di circolazione preventivato diversi giorni fa.
Le prime avvisaglie di un radicale mutamento di circolazione erano rappresentate da un crescente disturbo nella circolazione stratosferica, indotto principalmente da fenomeni di propagazione verticale d’onda e dallo sviluppo di robusti anticicloni stratosferici alle medie latitudini.
L’intensa anticiclogenesi dinamica stratosferica in atto a latitudini relativamente elevate presso le coste orientali asiatiche, sta sviluppando, specie alle quote più alte, un vigoroso anticiclone, con massimo tra la Camciatca e le isole Curili, in fase di lento arretramento verso la Siberia sud-orientale. Persiste, anche se un po’ ridimensionato e collocato a latitudini più basse, l’anticiclone atlantico, più attivo nella bassa stratosfera, nella quale stimola la tendenza a “split” del “polar vortex”. Ciò provoca un ulteriore rallentamento del flusso zonale, favorito dalla graduale intensificazione dell'”E-P flux”, che indurrà, nel medio termine, ulteriori, notevoli, disturbi nel basso vortice stratosferico.
Nella metà inferiore della stratosfera si dovrebbe realizzare la totale scissione del vortice polare il 31 di questo mese, con successive, notevoli, ripercussioni sulla circolazione troposferica.

Le attuali dinamiche stratosferiche causano un’ulteriore attenuazione dei “westerlies” troposferici e sostengono un forte l’eccitamento d’onda di Rossby, con notevole attività bloccante specialmente su Oceano Atlantico e continente eurasiatico.
Alle medie e alte latitudini dell’Emisfero Boreale prevale una circolazione troposferica caratterizzata da intensi scambi meridiani e “wave break”. Di conseguenza, alle quote medio-alte, la circolazione atmosferica subisce un notevole rallentamento, con sviluppo di blocchi anticiclonici, colate artiche verso le latitudini temperate e indice NAO in caduta libera.
Un intenso blocco anticiclonico si è sviluppato alle alte latitudini dell’Atlantico orientale, raggiungendo un valore di “blocking index” (secondo Tibaldi e Molteni – 1990) a 500 hPa di circa 20 m(gr. lat)-1.
Un altro blocco, di minore intensità, si è formato sulla Siberia centro-orientale, con valori di “blocking index” a 500 hPa di poco superiori a 5 m(gr. lat)-1.
Il persistente blocco anticiclonico molto attivo alle alte latitudini del Nord Pacifico centrale fino al 19-20 gennaio, è riapparso dopo una temporanea latitanza. Il valore attuale del “blocking index” nord pacifico è di poco superiore ai 10 m(gr. lat)-1.

Il blocco nord atlantico, inserito in una circolazione emisferica a “wave 3pattern”, è alimentato da una gigantesca onda planetaria quasi stazionaria, con una vasta anomalia di geopotenziale a 500 hPa superiore ai 250 m.
L’ulteriore, graduale, attenuazione dei “westerlies” in uscita dal Canada dovrebbe indurre, nel medio-lungo termine, una graduale retrocessione di questo “ridge” bloccante e la conseguente scomparsa del “blocking” della Siberia occidentale, grazie anche allo sviluppo di un vortice ciclonico in quota in sede polare.
Secondo le proiezioni del modello GFS, queste dinamiche troposferiche dovrebbero dirottare le nuove irruzioni d’aria artica, sempre più ad ovest.
Fino ai primi giorni del prossimo mese, aria molto fredda continuerà ad affluire principalmente verso il settore centro-orientale del continente europeo e del Mediterraneo. Poi le intrusioni d’aria gelida dovrebbero puntare più ad ovest, probabilmente sull’Europa occidentale, con induzione di correnti temperato-perturbate sul Mediterraneo centrale.
Probabilmente, dal 2-5 febbraio, si manifesterà una temporanea fase di transizione, contrasegnata da fenomeni di confluenza, più spiccati sull’Italia centro-settentrionale, tra aria fredda continentale e correnti temperato-umide di provenienza oceanica.

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