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ZETA, tropical storm atlantica di capodanno

di Michelangelo Nitti
02 Gen 2006 - 17:03
in Senza categoria
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Analisi della circolazione nord emisferica a 500 hPa. Dati di base NCEP/GFS, elaborazione MeteoGiornale.
Zeta, ventisettesima tempesta tropicale atlantica del 2005, sviluppatasi nella mattinata del 30 dicembre è ora localizzata circa 1.800 Km a sud-ovest delle Azzorre, con venti che soffiano alla velocità di 80 Km/h. È molto raro che questi sistemi si formino in Atlantico intorno al Capodanno; soltanto la tempesta “Alice”, nel 1954, deteneva un record simile. Questo evento, che conclude una stagione delle tempeste tropicali atlantiche veramente eccezionale, rappresenta l’ulteriore conferma delle crescita delle anomalie climatiche, in modo particolare nel comparto atlantico.
Zeta si è formata su di una superficie marina con una temperatura di circa 21 °C, non molto calda quindi ma la tempesta ha tratto energia dall’interazione tra l’instabilità prodotta da un “cut-off” ciclonico ed una perturbazione tropicale, alimentata dalle temperature molto elevate al largo dell’Africa nord-occidentale. Zeta dovrebbe attenuarsi gradualmente a causa degli intensi “shear” presenti in quota nell’area in cui insiste la tempesta. Comunque, l’approssimarsi della fase attiva della Madden Julian Oscillation (MJO), potrebbe ritardare l’indebolimento della tempesta.

Nell’ultima decade dello scorso mese la MJO è stata pressoché inattiva, mentre l’attività tropicale dell’Oceano Pacifico era condizionata da una debole “Nina”. L’attività convettiva è restata intensa in una vasta area estesa dal Golfo del Bengala, all’Indonesia e al Pacifico tropicale occidentale, continuando ad alimentare vistosi “forcing” nella circolazione zonale alle latitudini sub-tropicali dell’Oceano Pacifico.
Ora, l’oscillazione inter-tropicale (MJO) dà segni di moderata intensificazione, con l’area favorevole alla convezione situata presso il Centro America e in lento spostamento verso l’Atlantico tropicale. Queste evoluzioni della MJO dovrebbero accentuare, nel comparto euro-atlantico, i già notevoli “forcing” di matrice tropicale incoraggiati dalle anormalmente alte temperature dell’Atlantico a nord dell’Equatore.

Il persistente, intenso, flusso zonale occidentale esteso dalle medie latitudini dell’Asia orientale al Nord-America occidentale, attraverso tutto il Pacifico, ostacola l’esplicarsi dei “forcing” tropicali, orografici e termici.
Questa notevole velocità del flusso zonale occidentale è da mettere in relazione con la circolazione stratosferica boreale, particolarmente intensa in questo periodo dell’anno. Il VP (vortice polare) stratosferico giace coricato sul settore siberiano dell’Artico, alimentando così, nell’alta troposfera, il vortice freddo siberiano ed intensificando il flusso occidentale in quota nel comparto asiatico-pacifico.
Più a valle, invece, il rallentamento delle “westerlies” consente ai “forcing” di matrice tropicale di alimentare grandi “onde di Rossby”, stazionarie o semi-stazionarie. La circolazione troposferica dal medio Atlantico all’Asia occidentale risulta così particolarmente complessa e caotica. Il comparto euro-atlantico, è terra di conquista tra “forcing” di matrice tropicale e flusso occidentale in fase di rallentamento e di “splitting”.
Nessuno dei due contendenti riesce ad avere la meglio e si configura così una “situazione ibrida”, con improvvisi allungamenti meridiani dell’anticiclone atlantico che viene di tanto in tanto tagliato alla base dal flusso zonale, con vistosi “cut-off” anticiclonici a nord e ciclonici a sud. I primi danno luogo, prevalentemente, a fasi di Scandinavian-Pattern positive (SCAND+), i secondi a ciclogenesi mediterranee.
Ancora più ad est, le forzature tropicali sono libere di esplicare la loro azione ed alimentano un grande promontorio anticiclonico in quota, quasi stazionario tra l’Asia occidentale e l’Europa orientale, con propensione a fondersi con gli anticicloni dell’Europa nord-orientale durante le fasi di SCAND+.

Nei prossimi giorni i “forcing” stratosferici avranno un notevole impatto sulla circolazione troposferica in quota del Nord-Emisfero.
L’accentuata propagazione verticale dell'”E-P flux”, insieme allo sviluppo d’intensi impulsi caldi sull’Asia e in moto verso nord-est, altereranno notevolmente la circolazione stratosferica. Nel medio-lungo termine, il VP stratosferico andrà incontro ad un progressivo indebolimento e stiramento; il minimo traslerà vero il Nord Atlantico e la Groenlandia, mentre un intenso anticiclone stratosferico si svilupperà tra Nord Pacifico ed Artico, con massimo presso lo Stretto di Bering. Si tratterà quindi di un episodio di “minor warming” che potrebbe preannunciare fasi di “major warming” nella seconda metà del corrente mese.
Anche se con un certo ritardo, gli impatti troposferici dei “forcing” stratosferici si manifesteranno con un vistoso “split” (scissione) del “polar vortex” della media ed alta troposfera boreale (in risposta allo sviluppo di “blocking” anticiclonici in sede artica), una minore energia delle “westerlies” ed un’accentuazione della meridianizzazione del flusso in quota alle medie e alte latitudini, con probabile sviluppo, nel lungo termine, di promontori anticiclonici nel Pacifico e sul Vecchio Continente.

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