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Studi meteo climatici scoprono che potrebbero esserci inverni freddissimi

di Ivan Gaddari
27 Set 2017 - 19:06
in Senza categoria
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Non è il primo e non sarà l’ultimo studio meteo climatico ad affermare ciò, ma ovviamente si sta parlando di ipotesi seppur supportate da tesi scientifiche di sicuro interesse. La ricerca che vi proponiamo oggi sostiene che l’indebolimento del Vortice Polare potrebbe causare, in un futuro imminente, la “fuga” di masse d’aria gelida dall’Artico e il conseguente scivolamento in varie zone dell’Emisfero Settentrionale.

Leggendo tra le righe si apprende che negli ultimi decenni la “perdita” di vigore del Vortice Polare è inconfutabile e per la prima volta è stato dimostrato che i cambiamenti nella circolazione stratosferica potranno ripercuotersi pesantemente sugli inverni dell’Europa e della Russia.

“In circostanze normali, il gelo artico viene “trattenuto” dai venti stratoferici dentro figure cicloniche stazionanti sul Circolo Polare Artico”, ha dichiarato Marlene Kretschmer dell’Istituto PIK di Potsdam, in Germania. Il risultato della ricerca è stato pubblicato nel Bollettino della Società Meteorologica Americana.

“Ora abbiamo scoperto che c’è stato un cambiamento traducibile in un costante indebolimento del Vortice Polare. Ciò determina un allontanamento del gelo dal Circolo Polare, con rischio concreto di gelo estremo per Russia ed Europa”, prosegue Kretschmer. In questo modo si spiegherebbero le temperature invernali sempre più basse in alcune aree dell’ Eurasia a partire dal 1990.

Nonostante il riscaldamento globale, gli ultimi inverni negli Stati Uniti nordorientali, in Europa e soprattutto in Asia sono stati molto freddi. Alcune aree, come la Siberia occidentale, hanno sperimentato temperature estreme ma allo stesso tempo l’Artico si è riscaldato e secondo il team che ha realizzato questa ricerca questi elementi sono strettamente correlati

“I nostri ultimi risultati non solo confermano la relazione tra il riscaldamento dell’Artico e il verificarsi di inverni rigidi sull’Euroasia”, ha dichiaro Judah Cohen del Massachusetts Institute of Atmospheric Research. Secondo Cohen gli americani non subiranno gli effetti di questo cambiamento tanto quanto l’Europa settentrionale e l’Asia.

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