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Le variazioni climatiche del periodo Romano

di Simone Turchetti
30 Nov 2007 - 15:59
in Senza categoria
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La mappa del 6 gennaio 1985, giorno di gran gelo e neve su Roma, ma piccola cosa rispetto a quanto visse la città nell'inverno del 400-399 A.C.
Oramai la conoscenza dei cambiamenti climatici nel corso delle epoche storiche è diventata ben conosciuta da parte degli appassionati di meteorologia e di climatologia.

Anzi, i continui cambiamenti climatici degli ultimi millenni sono l’unica argomentazione valida contro i sostenitori della teoria dell’Effetto Serra dovuto a cause antropiche.

Non è detto, insomma, che il riscaldamento attuale sia dovuto del tutto a cause umane e non a cause naturali, ci può essere una percentuale di esso – più o meno grande – dovuta ai cambiamenti dell’attività solare, o alla posizione della Terra rispetto al Sole, od altre cause ancora poco conosciute.

Ma non è questo l’argomento che vogliamo affrontare.

Sappiamo che grandi cambiamenti climatici sono avvenuti anche in epoca romana, nel pieno dello sviluppo di questa civiltà.

Ed erano presenti degli storici in grado di confermare tali cambiamenti, sulla base delle proprie osservazioni e considerazioni personali.

Anzitutto, un po’ di storia climatica, durante il periodo romano.

La città di Roma venne fondata nell’VIII Secolo avanti Cristo, nel pieno di una “Piccola Età Glaciale”, con temperature più basse della norma, che perdurarono approssimativamente dal 900 al 300 a.C.

Fu un periodo freddo piuttosto lungo, con avanzata glaciale alpina piuttosto accentuata, ed un clima umido e freddo, con frequenti piene del Tevere, ed alcuni inverni molto rigidi.

Gli storici romani parlano in modo particolare dell’inverno del 400-399 a.C, quando caddero su Roma sette piedi di neve (almeno 210 cm!), che rimase a lungo sulla città, gelando il fiume Tevere, e provocando la perdita di greggi, sepolti dalla neve, la perdita degli alberi da frutto, ed anche il crollo dei tetti di molte case, sia per il peso della neve stessa, che per il ciclo del gelo-disgelo (“Storia di Roma Antica”, Dionigi di Alicarnasso).

Ed anche nell’inverno del 275 a.C., il Tevere gelò completamente, e la neve in Roma rimase per 40 giorni (“De civitate Dei”, Sant’Agostino).

Ma poi il clima cambiò, diventando più mite, e probabilmente favorendo l’espansione della Civiltà Romana nel Mediterraneo, favorita dal diminuire delle tempeste e dall’allungarsi del periodo favorevole alla navigazione ed al commercio sul “Mare Nostrum”.

Ebbene, questo cambiamento climatico fu percepito chiaramente anche dalle popolazioni dell’epoca, in particolare dagli agricoltori, che si accorsero del progressivo spostamento verso nord della vegetazione mediterranea.

Lo storico e fondatore della Scienza Agricola Columella, nel suo “De Rei Agricola”, cita lo spostamento verso il Nord Italia delle colture della vite e dell’olivo, mentre Plinio afferma che il faggio, che un tempo si manteneva alla latitudine di Roma, si era invece spostato fino all’Italia Settentrionale.

Il che ci fa rendere conto di quanto abbia fatto freddo durante il periodo posteriore alla fondazione di Roma, ed anche di quanto si fosse riscaldato il clima nei Secoli successivi.

Tanto da far percepire chiaramente alla popolazione il cambiamento climatico, un po’ come sta succedendo anche ai nostri tempi.

Il clima, dunque, è sempre cambiato, ed anche gli Antichi erano in grado di percepire questi cambiamenti.

Bisogna vedere se le variazioni climatiche fossero, anche a quei tempi, repentine come le attuali.

Questo, purtroppo, non si capisce dai testi storici, se non per alcune popolazioni situate in luoghi marginali, come i villaggi costruiti vicinissimo ai ghiacciai, che furono distrutti nel ‘500 dalla loro avanzata.

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