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James Lovelock e l’Estate infinita che ci aspetta

di Marco Rossi
08 Dic 2006 - 01:15
in Senza categoria
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Il grande scienziato inglese James Lovelock ha destato scalpore, qualche giorno fa, con il suo intervento alla conferenza dell'”Institution of Chemical Ingeneering” di Londra.

In pratica, ha previsto l’instaurarsi di un “effetto serra a valanga”, tale da determinare un aumento della temperatura terrestre pari a +8°C rispetto ai livelli attuali, con conseguenze disastrose, ovviamente, per l’umanità.

Ha previsto siccità generalizzate, con un pianeta Terra che, per i prossimi 200 mila anni, sarò in grado di sostenere solo 500 mila persone con le proprie risorse, contro gli oltre 6 miliardi attuali.

Oltre, quindi, ad una specie di “estinzione di massa” del genere umano, Lovelock ha consigliato di “comprare un pezzo di terra in Gran Bretagna”, che, per la sua posizione circondata dalle acque, vivrà in una specie di “oasi felice”, con un clima mite e favorevole alle colture.

Nelle sue previsioni fosche ha previsto miliardi di morti, migrazioni di popoli, ecc, ecc.

Ora, tutte queste dichiarazioni fatte da uno scienziato di chiara fama, il creatore della “teoria di Gaia”, il pianeta visto come un essere vivente in grado di autoregolarsi in un perfetto equilibrio ecologico, hanno provocato decisamente scalpore, anche se non è chiaro se le sue dichiarazioni sono frutto di elaborazioni personali oppure di risultati di qualche modello matematico.

Esaminiamo infatti le conseguenze di un riscaldamento globale: i migliori modelli globali, allo stato attuale, prevedono, per un raddoppio della quantità di CO2 presente nell’aria, un aumento termico compreso tra +1,5° e +4,5°C, ovverosia, nel peggiore dei casi, un aumento pari a circa la metà di quanto affermato da Lovelock.

Non è chiaro, poi, visto l’aumento termico con il conseguente aumento dell’evaporazione dagli Oceani, come mai vaste porzioni del Globo debbano soffrire per la siccità.

Ovviamente cambierebbe la circolazione generale dell’atmosfera, con il probabile spostamento verso nord (o verso sud, nell’altro emisfero), della fascia anticiclonica subtropicale, ma, contemporaneamente, si amplierebbe la fascia climatica equatoriale, che porterebbe la linea di convergenza verso latitudini più alte, rendendo così disponibili alla coltivazione, per esempio, vaste aree desertiche sahariane.

Il Sahara potrebbe quindi tornare ad essere una Savana così come lo era migliaia di anni fa, all’epoca dell’optimum climatico post glaciale, quando la temperatura della Terra era di 2 o 3°C superiore all’attuale.

Siberia, Canada e Scandinavia potrebbero godere dei benefici dell’aumento termico, liberando dal permafrost grandi estensioni di terreni, che potrebbero essere così coltivati, ed essere disponibili a sostituire altre aree divenute nel frattempo desertiche.

Quanto all’Inghilterra, un aumento termico esagerato di 8°C in pochi decenni, porterebbe veramente ad un blocco della Corrente del Golfo, per il rapidissimo scioglimento del ghiaccio groenlandese, ed allora il clima inglese non sarebbe forse così mite come nelle previsioni.

Senza contare che l’aumento termico porterebbe allo sviluppo verso nord di cicloni tropicali, ed a venti più forti, ed il clima inglese potrebbe fortemente soffrirne.

Vi è poi il progresso tecnologico: già adesso vengono fatti studi per poter intrappolare la CO2 immessa in atmosfera, si cercano fonti di energia alternative, probabilmente le emissioni di questo gas diminuiranno nei prossimi decenni.

Senza contare, infine, che tra una cinquantina d’anni le riserve petrolifere potrebbero terminare, ed allora non vi sarà più immissione in atmosfera di questo gas, e fonti alternative energetiche dovranno per forza di cose essere trovate.

Molte sono le variabili in gioco, per cui fare previsioni climatiche diventa arduo, anche con l’ausilio dei calcolatori.

Pensare poi che gli uomini possano morire a miliardi, in pochi decenni, e che il clima resti poi caldo stabile per 200 mila anni, è un panorama che sa molto di sceneggiatura di un film di fantascienza.

Spiace che uno scienziato ed eminente ecologista come Lovelock si sia fatto coinvolgere in questo genere di dichiarazioni allarmistiche veramente esagerate.

Si sa che il problema climatico è divenuto un problema di importanza primaria, ma è anche giusto considerarlo nelle sue giuste proporzioni, senza gettarsi in dichiarazioni ad effetto che sanno proprio di fine del Mondo.

Probabilmente l’Umanità è in grado di adattarsi a sopravvivere anche in un clima più caldo, così come si è adattata nei vari periodo climatici attraversati negli scorsi millenni, e come sopravvisse bene anche durante il grande periodo caldo post-glaciale.

Se questo periodo caldo è dovuto alla CO2 e non è di origine naturale, ben poco potremo fare per evitarlo, possiamo solo al limite contenerne gli effetti.

Molto possiamo fare, invece, per adattarci e prevenirne le conseguenze.

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