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I passi felpati dell’Inverno: quando il buongiorno NON si vede dal mattino

di Mauro Meloni
28 Dic 2011 - 20:37
in Senza categoria
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Quale miglior scenario potrebbe essere immaginato dai meteofili amanti del super gelo e della neve? Una casetta in alta montagna sepolta da metri di neve, aria gelida da tagliare a fette e tutto attorno gli alberi, di cui si può intuire solo la forma, letteralmente aggrediti in ogni parte dallo splendido biancore. Qualcuno ha avuto anche la fortuna di vivere scenari così fiabeschi: ci riferiamo alle aree alpine del versante estero e confinali, le più colpite da fenomenali nevicate prenatalizie con le discese di correnti settentrionali, più o meno fredde, che si sono concretizzate a metà mese.

I versanti nord-alpini sono l’esempio di come una stagione può improvvisamente cambiare piega, dopo un lunghissimo periodo davvero eccezionale (fino all’inizio di dicembre) nella quale l’assenza di neve appariva desolante. Le Alpi di confine, così come parte d’Italia, hanno beneficiato al massimo della parentesi relativamente fredda artica dell’ultimo periodo, che ha comunque rappresentato una pura eccezione rispetto al prevalente trend più mite ed anticiclonico che è tornato ora ad imporsi. Ed il vero gelo continua a latitare anche nel Nord Europa, dove fa addirittura molto caldo per il periodo.

Un inizio d’inverno davvero sprint si era avuto nel dicembre 2010: gelo e neve su oltre mezza Europa per alcune settimane sembravano preludere ad una nuova lunga stagione fredda molto favorevole come quella precedente. Invece poi da gennaio qualcosa si è inceppato e l’inverno 2010/2011 era caduto improvvisamente in un letargo da cui non si è più risvegliato, colpa del nuovo trend barico che ha preso vita a seguito delle modifiche di alcuni importanti indici climatici che, in connessione fra loro, hanno inibito le discese artiche facendo prevalere le durature espansioni di figure anticicloniche di matrice atlantica.

Quest’anomalia costante si protrae ancora adesso, infatti vale la pena ricordare che siamo in regime di Niña moderata associata ad una Quasi Biennal Oscillation negativa, fattori che consentono di contenere un po’ il riscaldamento globale ma che non appaiono sulla carta così adatti ad “istigare” grandi inverni sul nostro Continente. Inoltre il sole non aiuta, con l’attività che, pur non eclatante, si avvia comunque gradualmente verso i massimi del ciclo 24. Resta però il discorso dello stratwarming tutto da monitorare, da cui potrebbero derivare piacevoli sorprese in merito a possibili disturbi al Vortice Polare che possano preludere a consistenti discese artiche in Europa nel corso del prossimo gennaio.

Non è quindi così importante il modo con cui inizia l’inverno, la meteorologia fa sempre di testa sua ed è imprevedibile: tutto può sempre accadere ed altre volte se ne sono viste delle belle. Chi considera l’inverno già morto e sepolto quasi prima d’iniziare potrebbe pertanto dover cambiare improvvisamente idea: attualmente la stagione è in una nuova fase di “profondo rosso”, ma la calma durerà poco e ci sarebbero ancora tutti i tempi per rimediare. Nel passato, più o meno recente, alcuni grandi inverni spesso erano iniziati molto timidamente. Si potrebbero scomodare paragoni illustri persino con il ’56 o l’ ’85, ma effettivamente molto spesso gli inverni decollati alla grande fra gennaio e febbraio sembravano non iniziare mai. La speranza è sempre l’ultima a morire.

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