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Uno sguardo agli oceani

di Simone Lussardi
05 Feb 2004 - 09:11
in Senza categoria
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Nell'immagine, l'anomalia termica della superficie dei mari (SSTA). Fonte: NCDC/NOAA.
Osservando nel dettaglio l’ultima mappa delle anomalie termiche delle acque superficiali oceaniche, si possono notare numerosi particolari. Partendo dall’oceano Atlantico, a noi più vicino e per noi il più influente, salta subito all’occhio la grande anomalia positiva presente nella zona della Corrente del Golfo, anomalia che parte dalle coste sudamericane per arrivare fino a nord della penisola scandinava. Eppure qualche tempo fa si riteneva quasi “spacciata” la corrente oceanica più famosa al mondo, grazie alla quale isole britanniche e paesi scandinavi godono di un clima più clemente rispetto alla sponda oceanica opposta. Salta altresì all’occhio la poderosa (anche se poco estesa) anomalia fredda vicina alla costa nord-orientale degli Stati Uniti/Canada, che è sicuramente il risultato della prolungata discesa di aria polare in quelle zone. Nel punto di separazione tra anomalia fredda e calda si va a collocare una saccatura, che negli ultimi giorni è stata responsabile di un trasferimento di aria tropicale marittima fin nel cuore del mediterraneo. È evidente che la saccatura è una conseguenza del divario termico tra le temperature superficiali e non la causa. Sul suo lato orientale, la massa d’aria associata al flusso oceanico caldo, in cui si è inserita anche una massa d’aria fortemente stabile proveniente dal deserto del Sahara, ci sta facendo rivivere le sensazioni dell’indimenticabile estate 2003, con la formazione di un potentissimo anticiclone di matrice subtropicale, di caratteristiche prettamente tardo-primaverili, se non quasi estive.

Il Mediterraneo presenta temperature perfettamente nella norma, eccezion fatta per le coste dell’alto e basso Adriatico, e le coste meridionali della Sicilia. Anomalie che risultano praticamente ininfluenti sul clima locale.

Nel contesto globale, ci sono alcuni particolari abbastanza preoccupanti. Il primo è rappresentato da un forte raffreddamento che sta iniziando vicino alla costa sudamericana nel Pacifico orientale. Tale raffreddamento potrebbe essere sintomo della formazione di una Niña, ma è ancora presto per parlarne. Il secondo, ben più evidente, è la fortissima anomalia termica positiva presente ad est della Nuova Zelanda. Qui si hanno temperature fino a 2 gradi oltre la norma, con un “nocciolo” caldo che raggiunge addirittura i +3 gradi centigradi. Connettendo il fatto che tale anomalia si propaga fino alla costa Australiana, e che la zona è frequentemente soggetta alla formazione di cicloni tropicali, è logico aspettarsi la possibilità che i cicloni si spingano molto più a sud del normale, una volta formatisi. È una possibilità non trascurabile, e per le fragili isole del Pacifico sud-occidentale è una forte minaccia. Anche per la Nuova Zelanda la minaccia potrebbe non essere trascurabile, anche se le traiettorie di tali vortici sono spesso ben più orientali.

Oltre la norma si trova anche l’oceano Indiano meridionale, dove si stanno abbattendo frequenti cicloni tropicali.

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