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Un “picco” di NAO eccezionale

di Marco Rossi
13 Apr 2005 - 10:22
in Senza categoria
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www.cpc.ncep.noaa.gov Il grafico mostra la linea di tendenza verso inverni freddi, a partire dai primi anni 2000.
L’indice NAO è un metodo piuttosto semplice per verificare la mitezza o meno di un inverno sul nostro Continente.

La sigla NAO significa “North Atlantic Oscillation”, ovverosia oscillazione della pressione sul Nord Atlantico, che è importantissima per la regolazione del tempo sull’Europa.

Si tratta di misurare il rapporto tra la pressione al suolo misurata a Lisbona, in Portogallo, ed a Stikkysholmur, in Islanda, valori che indicano la maggiore o minore potenza, rispettivamente, dell’Anticiclone delle Azzorre e della Depressione d’Islanda, durante i mesi che vanno da Dicembre a Marzo.

Nel caso di NAO positivo, un anticiclone si estende verso la Penisola Iberica, proteggendo il Mediterraneo dalle perturbazioni atlantiche, che attraversano invece l’Europa centrale e settentrionale, apportandovi aria mite.

Se il NAO è negativo, un anticiclone si estende dalla Groenlandia alla Siberia, lasciando il nostro Continente esposto ad afflussi di aria gelida da est, oppure a perturbazioni atlantiche che penetrano nel cuore del Mediterraneo.

E’ ovvio che quest’ultima configurazione è quella che è potenzialmente in grado di determinare inverni gelidi e nevosi sulla nostra Penisola.

E’ stato ricostruito un grafico di indice NAO a partire dal 1870, ed appare evidente come il “picco positivo” degli anni ’90 del Secolo scorso, si presenta come il più alto dell’intera serie, preannunciando un possibile cambiamento climatico in senso di netta mitigazione della stagione invernale.

Ma, a partire dagli anni 2000, la tendenza sembra invertirsi.

Il metodo di calcolo del NAO utilizzato dal centro statunitense del NOAA, utilizza le configurazioni bariche in quota (500 hPa), per il calcolo dell’indice.

Il loro grafico, calcolato giorno per giorno, a partire dal 1950, mostra come il “picco negativo” di NAO misurato tra il 16 di Febbraio ed il 17-18 di Marzo, con valori costantemente vicini od inferiori a -4, rappresenta il record dell’intero periodo, a testimonianza dell’eccezionalità della situazione appena vissuta.

Anche l’indice medio invernale da loro calcolato di -0,6 per il 2005, rappresenta il valore più basso dal 1987.

Il grafico mostra anche altre curiosità importanti: dal 1950 fino al 1971 prevalgono gli inverni con indice negativo, mentre dopo la tendenza si inverte, e, soprattutto il decennio dal 1986 al 1995 presenta una serie di NAO positivi che non ha precedenti, abituando così l’Italia ad una presenza costante di inverni mitissimi.

Ma, osservando la linea di tendenza, è evidente che, dopo il picco degli anni ’90, il grafico è in progressiva discesa, soprattutto a partire dagli ultimissimi inverni degli anni 2000.

Insomma, sembra che per i prossimi anni, almeno per un decennio, gli inverni possano diventare sempre più freddi, facendoci provare eventi che non venivano sperimentati, dal nostro Paese, almeno dagli anni ’60.

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