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Terremoto in Giappone, suolo spostato di circa 2 metri. Con quali conseguenze?

di Ivan Gaddari
08 Apr 2011 - 14:13
in Senza categoria
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Ecco una sovrapposizione tra la mappa della deformazione co-sismica conseguente al terremoto e l'immagine di Google Earth. Per la descrizione si rimanda alla lettura dell'articolo. Fonte Universitat Politecnica de Catalunya.
I ricercatori dell’Istituto di Geomatica – Centro di Ricerca dell’Università Politecnica della Catalogna (UPC) e il governo della Catalogna – hanno stimato la deformazione del suolo verificatasi nella zona di Sendai, in Giappone, a seguito del terremoto dell’11 marzo e delle successive scosse di assestamento. La stima è stata ricavata da osservazioni radar acquisite dal satellite Envisat dell’Agenzia Spaziale Europea. Secondo questa stima, ottenuta su una superficie di circa 300 x 100 km intorno alla città di Sendai, il terreno ha subito una deformazione co/sismica – deformazione permanente della superficie terrestre – di fino a 1,69 m.

Il valore si riferisce alla linea che collega il satellite e la superficie osservata, inclinata di circa 41 º rispetto alla verticale. Il valore stimato di 1,69 m è un valore di deformazione rispetto alla zona osservata: la deformazione assoluta (calcolato su una zona non colpita dal terremoto) è sicuramente più grande e non può essere stimato con tale tecnica.

La distanza minima dall’epicentro all’area di studio è di 100 km circa. A queste distanze la stragrande maggioranza dei terremoti non causano una deformazione co-sismica. Tuttavia, in questo caso, c’è stata una notevole deformazione dovuta alla portata eccezionale dell’evento.

La deformazione può essere osservata nella mappa allegata, in cui sono rappresentati gli spostamenti in una scala di colori che vanno dal nero (nessun movimento relativo) al rosso (zona di deformazione massima, la più vicina all’epicentro).
Lo studio, condotto dall’Istituto di Geomatica, con a capo il Dr. Michele Crosetto, responsabile del Remote Sensing Unit, si basa su una tecnica di telerilevamento chiamata interferometria differenziale SAR (Synthetic Aperture Radar).

Che cosa può comportare la deformazione registrata?

Come accennato in precedenza, la stima di 1,69 m si riferisce alla linea che collega il satellite e la zona osservata. Sappiamo da altre fonti, quali le misure GPS (Global Positioning System), che lo spostamento orizzontale è stato di circa 3 m verso est, 0,5 m verso nord e lo spostamento verticale varia tra 0,5 e 1 m. La più importante di queste tre componenti è probabilmente quella verticale, che va ad incidere sull’altitudine del terreno sul livello del mare. Le aree costiere rischiano di essere le più colpite: nel peggiore dei casi, il cedimento potrebbe portare ad una perdita di suolo. E’ un fenomeno simile a quello che potrebbe derivare dai cambiamenti climatici, anche se in questo caso i terreni sarebbero persi a causa dell’aumento del livello del mare.

Come sono stati ottenuti i risultati?

L’interferometria SAR è una tecnica di telerilevamento utilizzata per monitorare le deformazioni della superficie. Questa tecnica, basata sull’analisi di dati satellitari SAR, è stata utilizzata in varie applicazioni come ad esempio nello studio della dinamica dei ghiacciai, nei terremoti, sui vulcani, l’estrazione mineraria, opere civili, frane e le deformazioni dovute allo sfruttamento delle falde acquifere.

I risultati di questo studio sono stati ottenuti utilizzando i dati SAR dal sensore ASAR montato sul satellite Envisat dell’Agenzia Spaziale Europea. In questo caso in particolare, sono state utilizzate due immagini SAR acquisite prima (19/02/2011) e dopo l’evento sismico (21/03/2011).

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