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“Stratwarming” sulle coste artiche della Siberia orientale

di Mauro Giovannoni
11 Mar 2005 - 07:42
in Senza categoria
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“stratwarming”-sulle-coste-artiche-della-siberia-orientale
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Analisi della circolazione nord emisferica a 500 hPa by GFS. Fonte: https://grads.iges.org/pix/hemi.fcst.html.
Alle medie e alte latitudini del Nord Emisfero la circolazione troposferica continua a risentire delle dinamiche stratosferiche mentre, con l’avanzare della stagione, tendono a manifestarsi in maniera sempre più incisiva i “forcing” di matrice tropicale.
La graduale migrazione verso l’Atlantico della fase attiva dell’oscillazione intrastagionale tropicale MJO (Madden Julian Oscillation) è fallita per l’ennesima volta. Da diversi giorni prevale una MJO debole e poco incline a portarsi verso levante, associata a notevole attività tropicale a nord-est dell’Australia.
In questa fase di MJO relativamente anomala, l’attività tropicale risulta soppressa sull’Oceano Indiano; di conseguenza, il rischio di cicloni tropicali è molto elevato soprattutto a nord e a nord-est dell’Australia, molto basso in pieno Oceano Indiano.

Non sono in vista novità sostanziali nel medio termine nell’attività tropicale, di conseguenza i “forcing” di matrice tropicale continueranno ad alimentare soprattutto l’onda planetaria a ovest del Nord America. Questo persistente promontorio anticiclonico, contrassegnato da carattere estremamente baroclino nel settore settentrionale, costringe i vigorosi “jet streams” del fronte polare, che attraversano le latitudini temperate del Pacifico, a piegare verso nord-est.
Alaska e Canada nord-occidentale vengono così attraversati da un treno di sistemi perturbati connessi a veloci onde mobili che viaggiano nel flusso principale, flusso che piega poi verso sud-est confluendo, presso la “east coast” statunitense, con la corrente a getto sub-tropicale.

L’attuale attività tropicale fa sì che l’intensa “onda di Rossby” semi-stazionaria nord-atlantica sia meno alimentata a livello tropicale e più estesa verso nord di quella pacifica. Di conseguenza, i vigorosi “westerlies” in uscita dal Nord-America vengono profondamente “splittati” in Atlantico in un ramo meridionale, che fluisce a basse latitudini, e in uno molto settentrionale che scende poi verso sud-est attraverso l’Europa centro-orientale.
I due rami confluiscono poi sul Mediterraneo Orientale sviluppando un potente “jet stream” diretto verso l’Asia.

La graduale affermazione di una circolazione emisferica a tre grandi onde planetarie (“wave3 pattern”), prodotta dallo sviluppo di un promontorio anticiclonico in quota sull’Asia occidentale, determina un’ulteriore scissione del getto polare.
Il ramo meridionale del “jet stream” veicola i sistemi perturbati provenienti dal Mediterraneo Orientale verso il Medio Oriente, dove sono previste precipitazioni anormalmente intense, prima su Golfo Persico, parte dell’Arabia e dell’Iran, poi su Afghanistan e Pakistan settentrionale.

Il persistente “blocking” nord-atlantico, responsabile delle frequenti e imponenti colate artiche che dalla seconda metà di gennaio affliggono gran parte dell’Europa e del Mediterraneo, è in fase di graduale invecchiamento. Il colpo di grazia al vetusto promontorio anticiclonico verrà inflitto dalle dinamiche stratosferiche che incoraggeranno l’attività ciclonica alle alte e medie latitudini dell’Atlantico boreale.

Nella stratosfera si stanno creando nuovamente le condizioni idonee per la propagazione verticale d’onda e convergenza di “E-P flux”. Soprattutto dall’8 marzo le dinamiche stratosferiche sono improntate alla efficace propagazione verticale dell’ “E-P flux”, dopo una temporanea attenuazione nei primi giorni di questo mese.
Lo “stratwarming” in atto sulle coste artiche della Siberia orientale determinerà, nel medio-lungo termine, lo sviluppo di un gigantesco anticiclone stratosferico sull’Oceano Artico e la conseguente dislocazione di un debole VP sul Nord Atlantico, in successiva migrazione sull’Europa settentrionale.

Le dinamiche stratosferiche incoraggeranno l’affermarsi, sull’Europa centro-meridionale, di correnti troposferiche temperato-umide di origine atlantica. Nel lungo termine, il flusso perturbato atlantico devierà verso nord-est per la crescita di un anticiclone sub-tropicale sul Mediterraneo centro-occidentale, sostenuto da attività tropicale anormalmente intensa alimentata da anomalie termiche positive sulle acque superficiali dell’Atlantico a nord-est del Venezuela e della Guyana.
I “forcing” di matrice tropicale che alimenteranno questo anticiclone finora non hanno avuto modo di manifestarsi a causa del persistente “blocking” nord-atlantico. Il cambio di registro nella circolazione atmosferica sullo scenario euro-atlantico dovrebbe introdurre sull’Italia, dopo una breve fase di transizione, una predominanza di tempo bello e relativamente caldo.

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