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Ritornando indietro con la memoria: il famoso Blizzard del 13 dicembre 2001

di Mauro Meloni
14 Dic 2010 - 13:10
in Senza categoria
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Nella prima immagine notiamo lo schema barico a 500 hPa del 13 dicembre 2001, con il transito del nocciolo gelido sul Nord Italia. La seconda immagine (fonte NOAA) della temperatura alla quota di 850 hPa, mostra chiaramente il picco massimo dell'aria freddissima che interessò il Nord Italia appena oltralpe.

Il gelo invernale mostra i muscoli sull’Italia: l’aria molto fredda da nord/est abbraccia il nostro Paese e la memoria corre immediatamente dietro ad un 13 dicembre scolpito in maniera indelebile nella memoria di molti appassionati meteo, quello del 2001. L’evento di 9 anni fa fu completamente diverso rispetto alla situazione attuale, che vede l’Italia intera precipitare in maniera graduale verso condizioni meteo dai connotati decisamente rigidi.

Il blizzard del 13 dicembre del 2001 fu da molti catalogato come burian: in realtà, nonostante le origini siberiane, le caratteristiche di quel potente nocciolo gelido solo in parte avevano delle peculiarità che potevano far ricondurre tale evento al burian. La previsione di quest’irruzione d’aria gelida rimase molto incerta fino all’ultimo, nonostante già le tendenze stilate 10-15 giorni prima preannunziavano la possibile intrusione, fino alle nostre latitudini, del nocciolo d’aria freddissima d’estrazione artico-siberiana.

Solo ad appena 1-2 giorni dall’evento i modelli matematici furono capaci di inquadrare al meglio l’evento, con il previsto velocissimo transito del nucleo d’aria gelida sulle regioni del Nord Italia, determinando una situazione molto favorevole a tormente di neve anche in Val Padana. Perché venne coinvolto solo il Nord? L’inserimento dell’aria gelida determinò la formazione di un nucleo di bassa pressione al suolo sulla Corsica, costringendo così il fiume gelido a deviare rapidamente verso ovest. Dopo aver coinvolto il Nord, il nocciolo ciclonico slittò verso la Francia meridionale e l’area pirenaica.

Naturalmente la complessa evoluzione ciclonica e la presenza d’aria freddissima anche alle quote superiori dell’atmosfera, oltre al forte vento dei bassi strati, esaltarono il peggioramento nevoso sul Nord Italia: nella sera del 13 dicembre, come nelle attese, la tormenta di neve paralizzò diverse località. In varie città, autostrade e strade, si ebbe un autentico “blizzard”, con fortissimo vento che portò la temperatura ben sottozero, mentre la neve secca e polverosa si infilava ovunque, depositandosi dappertutto.

Il rumore del vento ululava, la neve si poggiava nelle palpebre. Pareva di essere piombati in ben altri luoghi e non in Val Padana, dove si è ben più avvezzi alle tipiche “nevicate da addolcimento”, ovvero a precipitazioni nevose consentite dal cuscinetto freddo e dal sovrascorrimento d’aria mite, piuttosto che dal brusco ingresso di un nucleo gelido così possente.

La mattina del 14 dicembre 2001 quasi tutta la Val Padana apparve innevata e congelata. La neve aveva fatto presa sui muri, sulle superfici verticali, e si era congelata. Fiocchi di neve in varie località della Liguria, sino al mare, così anche in parte della Toscana. La parte più intensa del gelo investì Austria, sud della Germania e Svizzera. Fu un fenomeno atmosferico molto rilevante per la Val Padana, non tanto per la quantità di neve caduta (di particolare rilievo nel torinese), ma per la qualità dell’evento certamente d’estrema rarità.

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