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Regioni del Nord: giorni di sofferenza per le colture agrarie e forestali

di Ivan Gaddari
27 Gen 2006 - 14:58
in Senza categoria
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Accumuli di neve su colture agrarie e forestali. Foto gentilmente concessa dal Sig. Ezio De Marchi
Le ultime 24 ore, così come le successive, vedono buona parte delle regioni Settentrionali interessate da un’acuta fase di maltempo con nevicate molto intense a quote pianeggianti. La causa è da ricercarsi in una perturbazione che dalla Francia si è portata in direzione della Penisola Iberica, con venti in quota che hanno sospinto intensi corpi nuvolosi verso le suddette aree.

Ma la neve che cade in pianura è essenzialmente il frutto della pregressa ondata gelida, destinata principalmente al versante Adriatico, proveniente dalla Siberia e che ha permesso la costituzione di quello che in gergo meteorologico viene definito “cuscinetto freddo”, ossia l’aria fredda che rimane latente negli strati atmosferici prossimi al suolo. Lo scorrimento di aria più umida in quota (al di sopra di tale massa gelida) determina accesi contrasti con la formazione di intensi corpi nuvolosi forieri di abbondanti precipitazioni.

Come detto in precedenza, una situazione che potrebbe protrarsi per altre 24 ore, con accumuli che diverrebbero veramente eccezionali. Da qui le difficoltà che le colture, agrarie e forestali, coltivate e non, incontrano in simili situazioni. Nonostante le temperature rimangano al di sopra di valori definibili critici (al di sotto dei quali le piante manifestano sofferenza fino alla morte dei tessuti) gli eccessivi accumuli, come rimarcato più volte nel corso degli ultimi editoriali, portano inevitabilmente a danni sia di tipo meccanico che di tipo fisiologico.

La presenza di una coltre così spessa di neve provoca bruciature dei tessuti di tutte quelle colture normalmente coltivate all’aperto in pianura. Se poi si aggiunge la possibilità della formazione del ghiaccio durante le ore notturne, si può avere la coagulazione dei succhi cellulari (responsabili delle funzioni vitali delle colture) fino a morte dell’organo o del tessuto colpito dal fenomeno.

Discorso leggermente diverso per le colture arboree, nelle quali i danni maggiori sono dati dalla rottura delle parti legnose dovute all’eccessivo peso della neve. Danni che inevitabilmente portano ad uno stato di sofferenza dell’intera pianta, che al momento del risveglio vegetativo dovrà necessariamente spendere risorse importanti per sopperire al danno ricevuto, a discapito della formazione di gemme a fiore e successivamente della produzione di frutti.

Insomma, quel che possiamo consigliare è un attento monitoraggio della colture, sia durante che dopo l’evento in questione. Ma attenzione, potranno esserci, specie il prossimo mese, degli aumenti di prezzo relativo alle colture agrarie di consumo immediato. Tuttavia, come spesso capita, si dovrà porre attenzione alle speculazioni eccessive sul rincaro, onde evitare che il consumatore possa spendere più di quanto effettivamente richiesto dal mercato.

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