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Quanto è difficile prevedere un uragano?

di Ivan Gaddari
05 Giu 2014 - 10:02
in Senza categoria
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La stagione degli uragani, in base al calendario meteorologico, ha preso piede il 15 maggio per quanto riguarda il Pacifico e il 1 giugno per quel che concerne l’Atlantico. Le tempeste tropicali, ed anche il primo tifone stagionale, hanno già fatto la loro comparsa. In questi giorni, ad esempio, Boris sta causando ingenti inondazioni in alcune stati messicani.

Per poter prevedere genesi ed evoluzione delle tempeste, uno degli elementi essenziali è la temperatura superficiale delle acque oceaniche, che dovrebbe superare i 26°C. I dati sono ottenuti dalle rilevazioni strumentali provenienti da tre diversi satelliti: il Coriolis, il giapponese GCOM-W e il TRMM (Tropical Rainfall Measuring Mission della NASA. Nonostante questi dati siano fondamentali, i ricercatori sottolineano come da soli non siano sufficienti per stilare una previsione affidabile.

“Le calde acque superficiali oceaniche sono notoriamente un carburante necessario allo sviluppo degli uragani”, specifica Scott Braun, meteorologo project manager della NASA. Il team di ricerca ha incentrato i propri studi sulla migliore comprensione dei fenomeni che governano i cicloni. Analizzando i fattori che determinano forza e posizione di uragani e tifoni, è possibile prevedere con maggiore precisione la loro formazione ed evitare conseguenze catastrofiche. Ciò che sarà oggetto di ulteriori analisi approfondite è la variazione del profilo termico dei diversi strati oceanici.

“La temperatura superficiale è solo uno di una serie di fattori molto importanti che governano il fenomeno”, ha dichiarato Braun. “La profondità a cui avviene il rimescolamento dell’acqua calda superficiale con quella più fredda proveniente dalle profondità oceaniche, è ancora più importante”, ha sottolineato il meteorologo. “Questo perché l’aria fredda inibisce il rinforzo delle tempeste tropicale e se potessimo avere delle mappe in grado di stilare un profilo termico alle varie profondità riusciremmo ad avere previsioni sicuramente più affidabili”. Ed è questo il punto principale a cui mira lo studio in oggetto.

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