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Prime misure meteorologiche della storia realizzate nel Seicento in Italia

di Mauro Meloni
31 Mar 2012 - 08:57
in Senza categoria
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PRIMA RETE DI OSSERVATORI METEO Tutto ebbe inizio nel lontano 1654 a Firenze per volere di Leopoldo e Ferdinando II de’ Medici: furono loro a fondare la prima società scientifica in Europa e in Italia, l’accademia del cimento. L’accademia realizzò la prima rete di osservazione meteorologica in tutta Europa. Città come Firenze, Pisa, Parma, Bologna, Milano, Innsbruck, Parigi e Varsavia costituirono osservatori meteorologici. Ogni osservatorio era dotato di: barometro (per la pressione atmosferica), banderuola (per segnare la direzione del vento), igrometro (misurazione dell’umidità) e termometro (per i valori di temperatura). Insomma, in tutte le città della rete era stata costituita una stazione meteorologica, con strumenti che dovevano avere le stesse caratteristiche di costruzione e gli stessi standard per misurare ed archiviare i valori dei parametri meteorologici. I dati venivano raccolti in un diario ed inviati, tramite corrieri a cavallo o carrozze, all’accademia per eventuali confronti e statistiche. In questo modo si poteva conoscere, giornalmente le condizioni meteorologiche delle città che aderivano alla rete di osservazioni.

AFFIDABILITA’ DELLE RILEVAZIONI Il carattere eccezionale di questi documenti è dato dal fatto che si tratta delle prime misure strumentali della storia, riferite alla temperatura, con tabelle ricche di dati, e con rilevazioni effettuate costantemente ogni 3-4 ore, esponendo i termometri a nord e a sud, per un lungo periodo di anni. Questo metodo dell’Accademia era molto prezioso per i confronti fra città e zone sempre più estese e lontane. L’intento della rete istituita dai Medici che comprendeva, oltre alle città citate anche Vallombrosa, Cutigliano e Osnabrück, doveva servire per comprendere la differenza di temperatura nelle varie regioni, in pianura, in montagna, a latitudini diverse. Le due stazioni principali con le serie più lunghe di dati sono quelle di Firenze e di Vallombrosa (quest’ultima a 1000 metri di altitudine). I termometri utilizzati erano ad alcol, in vetro, e quelli conservati nel Museo di storia della scienza di Firenze sono tuttora funzionanti, per cui è stato possibile verificarne l’affidabilità. L’unità di misura, il grado Galileo, corrispondeva a circa 1,4 gradi centigradi.

DIFFICOLTA’ NELLA LETTURA DEI DATI L’esistenza di queste misure di temperatura era nota, ma è stato difficile reperire tutti i documenti, soprattutto per i danni arrecati agli archivi dall’alluvione di Firenze del 1966, come hanno spiegato dal CNR di Padova. Ci sono voluti molti anni per reperire e restaurare i documenti. Un secondo problema è stato quello di trasformare le osservazioni sulla temperatura nelle unità di misura odierne: sia per quanto riguarda i gradi, sia per quanto riguarda l’ora di riferimento che allora veniva indicata a partire dal tramonto, variabile nel corso dell’anno. Le rilevazioni di questa rete non sarebbero quindi solo per fini di pura curiosità, ma anche in qualche modo paragonabili con i dati odierni.

CONFRONTI Dai dati di Firenze si evince che nel periodo 1654- 1670 la temperatura media estiva era di 0,18 °C inferiore rispetto a quella del trentennio 1961-1990 (l’ultimo completo a disposizione in attesa di arrivare al 2020, anche se indubbiamente negli ultimi vent’anni c’è stata la maggiore impennata delle temperature). Mentre la media invernale era inferiore di circa un grado. A Vallombrosa, più in quota, sia estate che inverno erano mediamente più freddi con una media annua di 1,41 °C in meno di quella odierna. La rete venne chiusa nel 1667 per ragioni politiche, essendo considerata vicina a Galileo e alle sue pericolose idee che contraddicevano la Bibbia. Solo a Firenze e Vallombrosa si proseguì fino al 1670 quando il granduca morì.

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