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Per una storia climatica dell’Antartide. Parte VI: approccio cronologico 1

di Stefano Di Battista
13 Apr 2008 - 13:12
in Senza categoria
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Il Brunt Ice Shelf, al margine orientale del Mare di Weddell, su cui sorge la base inglese Halley V. È in fase di realizzazione Halley VI, che sarà dotata di supporti muniti di sci, onde permetterne il periodico trasferimento. Fonte: www.encarta.msn.com.
Pur postulando che una componente locale sia determinante nell’accentuato raffreddamento di Halley, se esso non è stato influenzato dai vari riposizionamenti della strumentazione (parte IV/2) diventa di grande interesse tentare di fissarne un trend che possa fungere da approccio a una cronologia del clima antartico. Si tratta, ben inteso, d’uno spunto di riflessione, poiché l’evento riveste, al più, carattere regionale, e non può dunque dar conto dell’evoluzione d’un intero continente. Impiantata il 15 gennaio 1956, la base fu battezzata Halley Bay, ma tale nome fu mutato in Halley il 15 agosto 1977 a causa della scomparsa della baia stessa, dovuta alle modificazioni della piattaforma glaciale. Tale piattaforma (Brunt Ice Shelf) avanza di circa 750 m all’anno ed è soggetta a periodici e considerevoli distacchi: l’ultimo avvenne nel 1949, il prossimo è possibile a partire dal 2009 e coinvolgerebbe anche la struttura stessa della base (Hayes, p. 1).

Esaminando l’archivio delle temperature medie annue di Halley, s’incontra una decisa svolta nel 1992; assumendola come data iniziale d’un possibile cambiamento climatico, e confrontando gli anni successivi con un analogo gruppo di anni precedenti, si ottiene questa inequivocabile sintesi:
1976-’91 -18,05 °C
1992-2007 -19,43 °C

Tale semplice relazione, tuttavia, non stabilisce se il secondo periodo sia una fase più fredda, oppure un ritorno alla norma dopo una piccola fase di optimum; computando un terzo gruppo di 16 anni, ovvero il periodo 1960-’75, si ottiene una media di -18,76 °C che risulta congruente con la normale climatica di Halley (1957-2007: -18,73 °C). È dunque possibile dire che se il periodo 1976-’91 è rappresentativo d’una parentesi tendenzialmente calda, quello successivo non può essere altrimenti classificato, se non come una fase di più o meno anomalo raffreddamento. Nella comparazione fra questi due segmenti cronologici, le medie mensili evidenziano scarti importanti, che riguardano tutti i mesi tranne ottobre (in prima colonna, per raffronto, il periodo 1960-’75, in seconda il 1976-’91, in terza il 1992-2007, in quarta la differenza fra gli ultimi due):

gennaio -4,8 °C -4,1 °C -4,6 °C -0,5 °C
febbraio -10,3 °C -9,3 °C -10,5 °C -1,2 °C
marzo -16,1 °C -16,1 °C -17,0 °C -0,9 °C
aprile -20,6 °C -20,2 °C -24,3 °C -4,1 °C
maggio -24,4 °C -24,8 °C -26,3 °C -1,5 °C
giugno -27,4 °C -25,6 °C -28,1 °C -2,5 °C
luglio -29,5 °C -27,6 °C -29,5 °C -1,9 °C
agosto -29,1 °C -26,7 °C -28,7 °C -2,0 °C
settembre -26,4 °C -25,8 °C -27,1 °C -1,3 °C
ottobre -19,3 °C -20,1 °C -19,9 °C +0,2 °C
novembre -12,0 °C -11,3 °C -11,6 °C -0,3 °C
dicembre -5,3 °C -5,0 °C -5,3 °C -0,3 °C

Il dato medio di aprile è impressionante: basti infatti pensare che prima del 1992 un singolo valore mensile pari o inferiore a -24,3 °C era occasionale (solo quattro episodi in archivio). Ma è l’intero semestre invernale (Kernlose winter: aprile – settembre) che denuncia un marcato raffreddamento:
1960-’75 -26,2 °C
1976-’91 -25,1 °C
1992-2007 -27,3 °C

Assunto dunque come riferimento iniziale della fase più fredda nella storia di Halley il 1992, e stabilito che essa fu preceduta da un moderato optimum, resta da capire quando quest’ultimo ebbe inizio. La media mobile quinquennale dei valori annui mette in evidenza un picco di -17,3 °C nel periodo 1974-’78; e come mostra il quadro successivo, è proprio nella seconda metà degli anni Settanta che le temperature aumentano fortemente:
1970-’74 -19,1 °C
1975-’79 -17,4 °C

La svolta parrebbe datata 1975, prodromo d’un decennio in cui ben otto anni fanno segnare una media superiore alla normale. Rispetto al 1960-’75 si evidenzia una risalita nel trimestre centrale dell’inverno (giugno – agosto) che, nel periodo successivo, torna invece in linea coi valori precedenti:
1960-’75 -28,7 °C
1976-’91 -26,6 °C
1992-2007 -28,8 °C

Ma è il bimestre iniziale dell’inverno antartico (aprile – maggio) a mettere in luce le più accentuate differenze, dando conto di buona parte del raffreddamento intervenuto a cavallo del XXI secolo:
1960-’75 -22,5 °C
1976-’91 -22,5 °C
1992-2007 -25,3 °C

Quali, dunque, le cause di quest’evoluzione? Il caso di Halley è interessante, perché l’indagine sulle principali teleconnessioni mostra un impatto, diretto o indiretto, abbastanza basso circa l’andamento termico. Il SAM, analizzato sull’arco temporale 1957-2004, ha qualche significativa relazione solo nella stagione estiva (Marshall, p. 382); i ghiacci della regione orientale del Mare di Weddell invece (concentrazione minima del 15%), nel periodo 1979-2002 cresciuti del 3-6%, dedotti dell’influenza del SAM e di ENSO (El Niño Southern Oscillation) evidenziano scarti di moderata entità (Liu, p. 2.4 e figg. 1-2). È tuttavia degno di nota che il più intenso raffreddamento del periodo 1992-2007 si registri ad aprile – maggio, bimestre in cui si attua uno stretto legame tra il SAM e il vortice polare (massimo secondario), ciò che ha un effetto diretto sulle temperature di inizio inverno (Thompson, p. 897); vale quindi la pena segnalare anche l’andamento del geopotenziale medio a 500 hPa (1200 UTC) di aprile e maggio (seconda colonna):
1976-’91 5.010,8 m 4.982,1 m
1992-2007 4.972,3 m 4.959,8 m

Senza trarre conclusioni da questi ultimi dati, si può aggiungere che l’accresciuta superficie occupata dai ghiacci nel Mare di Weddell orientale gioca di certo un ruolo nell’albedo complessiva, nonché nei meccanismi di scambio termico fra l’oceano e l’atmosfera.

Bibliografia:
K. Hayes, Lifetime of Halley: Risk of the Brunt Ice Shelf Calving, in L.H. Smedsrud (editor), Forum for Research into Ice Shelf Processes, Report n. 14, Bergen, 2006, pp. 1-3.

J. LIU, J.A. CURRY, D.G. MARTINSON, Interpretation of recent Antarctic sea ice variability, in «Geophysical Research Letters», vol. 31, n. 2 (2004), pp. 1.4-4.4 (doi: 10.1029/2003GL018732).

G.J. MARSHALL, Half-century seasonal relationships between the Southern Annular Mode and Antarctic temperatures, in «International Journal of Climatology», vol. 27, n. 3 (2007), pp. 373-383 (doi: 10.1002/joc.1407).

D.W.J. THOMPSON, S. SOLOMON, Interpretation of Recent Southern Hemisphere Climate Change, in «Science», vol. 296, n. 5569 (2002), pp. 895-899.

Parte I: https://www.meteogiornale.it/news/read.php?id=16696
/>Parte II:
https://www.meteogiornale.it/news/read.php?id=16713
/>Parte III:
https://www.meteogiornale.it/news/read.php?id=16785
/>Parte IV/1:
https://www.meteogiornale.it/news/read.php?id=16805
/>Parte IV/2:
https://www.meteogiornale.it/news/read.php?id=16826
/>Parte V/1:
https://www.meteogiornale.it/news/read.php?id=17059
/>Parte V/2:
https://www.meteogiornale.it/news/read.php?id=17253

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