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Mediterraneo Centrale trafitto da una nuova saccatura nord-atlantica, ecco le ultime dai modelli

di Mauro Meloni
02 Dic 2009 - 13:25
in Senza categoria
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Illustrazione del modello GFS all'altezza di 500 hPa per le ore centrali di venerdì. Fonte: https://www.meteogiornale.it/mappe^^^^^Il raffronto di UKMO vede la saccatura nord-atlantica incunearsi verso l'Italia con una traiettoria un po' più orientale. Fonte: https://www.meteociel.fr^^^^^Ecco le precipitazioni previste tra le ore 7 di giovedì 3 e le ore 7 di venerdì 4, prima fase del nuovo peggioramento. Fonte: https://www.meteogiornale.it/mappe^^^^^Ecco le precipitazioni previste da WRF fra le ore 7 di venerdì 4 e le ore 7 di sabato 5: il maltempo con rovesci tenderà ad estendersi fino al Sud Italia, precipitazioni intense anche sul Triveneto. Fonte: https://www.meteogiornale.it/mappe^^^^^GFS vede sul lungo termine, a metà mese, aria gelida avanzare verso l'Europa, ipotesi da prendere molto con le pinze data la distanza di oltre 10 giorni. Fonte: https://www.meteociel.fr
Siamo in attesa di un nuovo peggioramento, dopo il vigoroso maltempo delle ultime 48 ore che sta lasciando gli ultimi strascichi all’estremo Sud. Una nuova saccatura è pronta ad infilarsi sul Mediterraneo Centrale bersagliando in pieno l’Italia, ma non c’è perfetta uniformità di giudizio sull’esatta traiettoria del nocciolo freddo annesso alla saccatura.

Gli ultimi aggiornamenti del modello GFS (prima mappa in basso) vedono infatti l’assalto ciclonico sprofondare appena ad ovest dell’Italia, con il nocciolo freddo che andrà ad interessare più direttamente le due Isole Maggiori. Di diverso avviso altri modelli, tra cui il modello UKMO (seconda mappa in basso) che confermano una traiettoria leggermente più orientale e maggiormente diretta al cuore della nostra Penisola.

Queste differenze non presuppongono cambiamenti in merito al previsto diffuso maltempo (di cui approfondiremo il discorso fra poco), ma potrebbero determinare variazioni importanti sulla quota neve, specie per quanto concerne le zone appenniniche. Nella prima ipotesi ricalcata dal modello americano la quota neve difficilmente scenderebbe al di sotto dei 1500 metri sul cuore dell’Appennino, mentre nella seconda ipotesi la neve avrebbe modo di scendere a quote un po’ più basse, per via dell’aria fredda oltralpe veicolata più direttamente dalla Valle del Rodano alle zone tirreniche.


Come già sottolineato in precedenza, il maltempo dovrebbe tuttavia colpire in maniera diffusa gran parte d’Italia, come possiamo osservare dalle proiezioni del modello WRF, inizializzate sul modello GFS. Poche saranno le zone risparmiate dalle precipitazioni, probabilmente nemmeno le zone adriatiche grazie alla ciclogenesi tirrenica che avrà modo di richiamare correnti orientali (ritornante perturbata). Nella fase iniziale sarà maggiormente coinvolto una buona parte del Nord (qui la neve potrà localmente cadere a quote collinari, specie sul Piemonte), mentre successivamente saranno coinvolte anche le regioni meridionali.


Lasciando il contesto meteo italiano, l’aspetto peculiare dello scenario sull’Europa vedrà già a breve il progressivo rinforzo di un’area di alta pressione fra la Penisola Scandinava e la Russia. Questa formazione anticiclonica potrebbe essere il preludio ad un progressivo raffreddamento oltre gli Urali, laddove ora il clima è straordinariamente mite. Il cambiamento sarà progressivo e probabilmente gli effetti si vedranno nel corso della seconda decade del mese. A solo titolo di curiosità, ecco come le ultime GFS propendano per un pesante raffreddamento attorno a metà mese addirittura al galoppo verso l’Europa, ma si tratta di un’evoluzione tutta ancora da definire.

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