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L’estate agli esordi e la variabilità degli assi…

di Antonio Pallucca
03 Giu 2007 - 17:35
in Senza categoria
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Quello che il futuro della “natura atmosferica” ci prospetta è riconducibile ad una veloce successione di onde termiche molto variabili.

Da diversi mesi, addirittura dagli inizi dell’inverno passato, non sembra che l’atmosfera abbia la volontà e la capacità di rigenerare situazioni estreme. Essa sembra seguire una strada molto “affollata”, ove, con estrema irregolarità, delle oscillazioni “non controllabili” si presentano con cadenza del tutto regolari.

La stessa rielaborazione del modello di Reading ci mostra che questa successione non è estremamente caotica, ma alquanto regolare.

Certamente non possiamo fare/dare una proiezione futura inerente all’andamento della prossima estate, ma possiamo idealmente tracciare quello che il “tempo” ha in mente da diversi mesi.

La “natura atmosferica” ha in se un’idea quasi chiara: variabilità!

Lo stesso dipanarsi delle oscillazioni del nord Atlantico, ci mostrano quanto “volubili” siano le onde sub tropicali (onde di calore) e quanto “ingerenti” possano essere quelle di segno opposto.

Idealmente possiamo immaginarci una stagione estiva, detta e nominata sommariamente, come “normale” e spesso frequentata da gocce fredde che si insinuano in promontori d’onda assai discontinui.

Per rendere più chiaro l’argomento, si potrebbe dire, quasi affermare, che l’imminente stagione calda possa essere disturbata da diverse gocce fredde. Nella globalità potremmo asserire che, nella totalità dell’andamento termico, si possano presentare 4 onde di calore, smorzate da altrettante saccature “fredde”.

Teoricamente un’estate che segue i binari dell’antagonista semestre freddo (idealmente).

Nulla di “eclatante”. Tutto sommato le “divergenze” termiche saranno molto più marcate (onde di calore) sulle nostre regioni settentrionali, mentre il centro sud vivrà una stagione “quasi regolare”, anche se a tratti disturbata da nuclei freddi in quota (settore basso Adriatico e Sicilia).

Sin qui nulla di nuovo, la “continentalizzazione” del clima europeo, con estati spesso torride, non è certo una novità dell’ultima ora, ma una realtà pluri-decennale.

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