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L'alluvione di Firenze. I quantitativi di pioggia, le zone colpite, le motivazioni idrogeologiche del disastro

di Fiorentino Marco Lubelli
03 Nov 2006 - 16:25
in Senza categoria
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l'alluvione-di-firenze.-i-quantitativi-di-pioggia,-le-zone-colpite,-le-motivazioni-idrogeologiche-del-disastro
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Firenze registrò un quantitativo storico di 190mm di pioggia in 24 ore, ma l’evento che fece saltare il banco furono i quantitativi di pioggia che caddero sul Mugello (437,2mm a Badia Agnano nell’alta val di Sieve) con l’ingrossamento e la tracimazione del Sieve, che uniti al di scioglimento delle nevi del Casentino (in quel frangente la Toscana fu tagliata da una +6 a 850 hPa) provocò il disastro.

In definitiva la bomba idrogeologica che colpì la toscana in quei terribili giorni, fu costituita da diversi fattori concomitanti:
1) presenza di innevamento in quota
2) sbalzo repentino delle temperature in quota dell’ordine di 4-5°C in 24 ore
3) ingenti quantitativi di precipitazioni concentrati in quota
4) minimo depressionario attivato da gelide correnti atlantiche
5) blocco di un alta dinamica a est

Dunque si potrebbe pensare che una tragedia del genere fosse inevitabile; forse sì ma è anche vero che molto avrebbe potuto fare una gestione più oculata dell’affluente Sieve, o nella città, una migliore pulizia dei canali e delle Golene.

In conclusione possiamo dire che quando si parla di eventi calamitosi come questi è sottile la linea che separa la fatalità dall’incuria umana. Purtroppo quei giorni di novembre di quaranta anni fa ci ricordano quanto siano importanti, anche oggi, la prevenzione e l’informazione previsionale di eventi calamitosi, campi nei quali l’Italia ancora purtroppo fatica a investire soldi e conoscenze.

immagine 1 del capitolo 4 del reportage lalluvione di firenze Mappa riassuntiva delle precipitazioni del 3-4 novembre 1966 (NOAA).

Fine Reportage

Cerca per tag: meteo clima

Pubblicato da Fiorentino Marco Lubelli

Inizio Pagina

Firenze registrò un quantitativo storico di 190mm di pioggia in 24 ore, ma l’evento che fece saltare il banco furono i quantitativi di pioggia che caddero sul Mugello (437,2mm a Badia Agnano nell’alta val di Sieve) con l’ingrossamento e la tracimazione del Sieve, che uniti al di scioglimento delle nevi del Casentino (in quel frangente la Toscana fu tagliata da una +6 a 850 hPa) provocò il disastro. In definitiva la bomba idrogeologica che colpì la toscana in quei terribili giorni, fu costituita da diversi fattori concomitanti:1) presenza di innevamento in quota2) sbalzo repentino delle temperature in quota dell’ordine di 4-5°C in 24 ore3) ingenti quantitativi di precipitazioni concentrati in quota4) minimo depressionario attivato da gelide correnti atlantiche5) blocco di un alta dinamica a est Dunque si potrebbe pensare che una tragedia del genere fosse inevitabile; forse sì ma è anche vero che molto avrebbe potuto fare una gestione più oculata dell’affluente Sieve, o nella città, una migliore pulizia dei canali e delle Golene. In conclusione possiamo dire che quando si parla di eventi calamitosi come questi è sottile la linea che separa la fatalità dall’incuria umana. Purtroppo quei giorni di novembre di quaranta anni fa ci ricordano quanto siano importanti, anche oggi, la prevenzione e l’informazione previsionale di eventi calamitosi, campi nei quali l’Italia ancora purtroppo fatica a investire soldi e conoscenze. Mappa riassuntiva delle precipitazioni del 3-4 novembre 1966 (NOAA). Fine Reportage Cerca per tag: meteo clima Pubblicato da Fiorentino Marco Lubelli Inizio Pagina

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