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La neve al Nord, le alluvioni al Centro: fine novembre d’altri tempi

di Massimo Aceti
01 Dic 2005 - 14:40
in Senza categoria
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la piena del Tevere nelle campagne dell'Alto Lazio e una recente nevicata nel lodigiano. Foto di

Sono colmi i bacini fluviali dell’Italia centro-meridionale, dalla bassa Romagna in giù. Negli ultimi 10 giorni sono caduti 94 mm di pioggia a Roma, 79 ad Arezzo, 72 a Pisa, 66 a Pescara, 60 a Pratica di Mare (sud di Roma), 57 a Cervia (Romagna), 56 a Firenze. Le piogge intense sono arrivate fin sul medio-basso versante tirrenico, dove 125 mm sono caduti a Napoli, 120 a Grazzanise (Casertano), 86 a Capri, 81 a Ponza, 78 a Lamezia Terme. E manca il monitoraggio di molte zone appenniniche in cui le piogge cadute sono state assai maggiori. A Viterbo si stima che durante un nubifragio siano caduti circa 200 mm di pioggia in poche ore (rilevazioni non ufficiali).

Piogge originate dalle correnti di libeccio miti pilotate dalle depressioni che sono entrate nel Bacino del Mediterraneo. Piogge che sono state esaltate dall’incontro tra queste correnti miti con “sbuffi” freddi in quota. Piogge a cui va aggiunto il contributo non secondario della fusione della neve caduta nei giorni precedenti sulle cime appenniniche. Il risultato di questa combinazione di eventi è stata la piena straordinaria di importanti fiumi quali l’Arno e il Tevere, e molti altri minori. Esondazioni e allagamenti si sono avuti in diverse zone di campagna o nei pressi di centri abitati, ma gli argini delle maggiori città, quali Firenze e Roma, hanno tenuto.

E le previsioni non sono confortanti. Nuove piogge sono attese nei prossimi giorni in tutto il settore tirrenico. E’ da rimercare come nelle regioni del Centro-Italia questo sia il periodo statisticamente più piovoso dell’anno, ma anche come gli accumuli pluviometrici abbiano raggiunto in appena 10 giorni il totale medio mensile ed in maniera molto diffusa sul territorio. Non siamo dunque in presenza di una situazione meteorologica eccezionale, ma di eventi localmente straordinari.

Alluvioni al Centro, neve al Nord. Da moltissimi anni non nevicava così diffusamente e in più riprese al Nord Italia nel mese di novembre. L’entrata nel Bacino del Mediterraneo delle depressioni fredde dal Nord Atlantico ha fatto precipitare i termometri a livelli insoliti per il periodo, spesso a livelli anomali.

La neve dicevamo, è caduta a più riprese, senza accumuli significativi in gran parte delle regioni più occidentali, via via più copiosa in quelle orientali. La neve è caduta anche in pianura, specie nella Bassa Lombardia, in Emilia, nel Veneto, ma anche Milano ha avuto la sua razione.

Dal punto di vista termico, limitatamente all’ultima decade del mese, si segnalano i valori molto bassi delle zone alpine oltre i 1500/2000 metri, fino a 6/7°C sotto le medie del periodo (tutti i confronti fanno riferimento al trentennio 1961/90). Differenze negative solo un po’ più contenute nelle zone di pianura e costiere del Nord, comprese generalmente tra -2 e -4°C. Differenze più evidenti nei valori massimi diurni rispetto a quelli minimi notturni. Diverse le località in cui non si sono superati gli 0°C nell’arco delle 24 ore, con le medie diurne che a Bologna, Verona, Brescia, Vicenza e Piacenza sono rimaste sotto i +5°C, valori da pieno inverno padano.

Complessivamente il mese di novembre si chiude senza particolari differenze rispetto alle medie climatiche, ma con la forte anomalia rappresentata da una prima parte molto calda e da una seconda parte molto fredda. Le temperature medie, sulla base di circa 100 località, hanno avuto il picco massimo il giorno 2 con +15.6°C e quello minimo il giorno 25 con +4.1°C.

In un contesto atmosferico in cui prevalgono gli scambi meridiani, con le masse d’aria sub-tropicali che si spingono verso nord e viceversa quelle di origine polare verso sud, tali situazioni “bloccate” per lunghi periodi stanno diventando la norma. In Italia a fare le spese maggiori di questa situazione sono due distinti regioni: il Piemonte e più in generale la parte più occidentale della nazione, che rimane spesso in ombra pluviometrica e in cui il deficit idrico è ancora forte; la parte centrale e orientale della Penisola, particolarmente esposta agli afflussi freddi da nord-est e alle gocce fredde mediterranee, apportatori entrambi di forti e continue piogge.

Tuttavia rispetto all’anno scorso qualcosa è cambiato e le spinte dinamiche dell’Anticiclone delle Azzorre seguono frequentemente traiettorie più orientali (confronta ultimi editoriali di Pallucca), lasciando spazio all’ingresso delle depressioni anche sul Mediterraneo occidentale.

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