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La difficile previsione della quota neve

di Marco Rossi
29 Nov 2008 - 14:49
in Senza categoria
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Un'immagine della forte nevicata di ieri a Piacenza. Foto della nostre lettrice Annamaria.
Nella giornata di ieri in molti si sono meravigliati per la neve anche su zone dell’Emilia dove non doveva cadere (ad esempio nel Modenese, o nel Bolognese), stante il vento da scirocco e le temperature superiori allo zero ad 850 hPa.

In realtà, la previsione del livello di caduta della neve presenta numerose difficoltà di calcolo.

I modelli matematici ci danno anzitutto il livello dello zero termico, posseduto dalla massa d’aria in arrivo.

Questo livello sarebbe teoricamente quello nel quale la pioggia si trasforma in neve, alla temperatura di zero gradi centigradi.

Ma l’orografia, l’intensità delle precipitazioni, la presenza di vento, possono scombinare questo tipo di previsione un po’ troppo semplicistica.

Anzitutto, occorre considerare un parametro fondamentale della fisica: nel passaggio da uno stato solido ad un liquido, un corpo assorbe calore, ovverosia occorre immettere del calore per fondere un qualsiasi oggetto, come un metallo, oppure il ghiaccio stesso.

Ogni elemento, poi, possiede una sua temperatura di passaggio dallo stato solido allo stato liquido, che, nel caso dell’acqua, è di zero gradi centigradi.

Quando un fiocco di neve cade, arrivato alla sua temperatura di fusione di zero gradi centigradi, corrispondente al livello dello zero termico, tenderà a sciogliersi diventando una goccia d’acqua, ma, per fare questo, deve assorbire del calore, il che avverrà dall’aria circostante.

Quindi, mano a mano che la precipitazione si intensifica ed i fiocchi si sciogliono numerosi, assisteremo all’assorbimento di una notevole quantità di calore dall’aria circostante, il che si tradurrà in un abbassamento della temperatura, e, di conseguenza, in un abbassamento dello zero termico.

Per fare un esempio, se una massa d’aria ha una temperatura di zero gradi a 1500 metri di quota, mano a mano che la precipitazione si intensifica lo zero termico scenderà di quota, fino a portare il livello della neve di 200 o 300 metri più in basso, oppure, nel caso di precipitazioni di grande intensità, fino 500-800 metri, o addirittura 1000 metri più in basso nel caso di aria priva di vento, quale può essere quella della Pianura Padana.

E’ per questo che, in queste zone, la precipitazione spesso inizia come pioggia, per poi diventare neve via via che diventa forte.

Abbiamo detto del fattore vento: esso è molto importante, in quanto, tende ad apportare calore alla massa d’aria presente rimescolandola continuamente, ed allora la fusione dei fiocchi di neve viene alimentata dall’aria in arrivo, e non avviene più a spese della massa d’aria presente e stabile sulla zona.

In questo caso la neve cadrà ad una quota di appena 2-300 metri inferiore al livello dello zero termico, e non potrà raggiungere le quote di pianura.

La situazione si complica in presenza di valli o vallate, specie quelle Alpine e Subalpine, ma anche Appenniniche.

Per esempio, si può creare una massa d’aria fredda intrappolata nella valle, fino ad una quota di 800-1000 metri, mentre il livello dello zero termico è posto a quota 1200 metri.

In questo caso le precipitazioni saranno nevose fino al fondovalle, specie con precipitazioni intense, grazie alla particolare conformazione orografica, anche con un livello dello zero termico così elevato!

Per finire, e complicare ulteriormente il caso, la caduta di neve non vuol dire che essa stazioni al suolo, quest’ultimo potrebbe essere troppo caldo e farla immediatamente sciogliere.

Si può empiricamente considerare che la neve attecchisca al suolo circa 200-300 metri al di sopra dell’altezza alla quale inizia a nevicare.

Ma anche qui la continua caduta di fiocchi sottrae calore al suolo, e, alla fine, può permetterne il suo attecchimento.

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