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Io credo a quello che vedo… Antitesi del pensiero galileiano: “un approccio alla simulazione”

di Antonio Pallucca
19 Feb 2004 - 18:02
in Senza categoria
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Estratto dall'opera Mano con Sfera, 1935, litografia di M.C. Escher. Sito ufficiale dell'artista: www.mcescher.com.
Quando parliamo di atmosfera, o nel caso più generico del più complesso sistema terrestre, il metodo sperimentato da Galileo introduce l’interscambio tra elaborazioni algoritmiche e esperimenti introdotti in laboratorio.

Ciò può essere testabile, quindi vero, per quanto concerne lo studio delle proprietà di base degli elementi caratterizzanti un intero sistema ed alcune altre elementari interazioni tra di essi.

La verità di base è caratterizzata da una serie molteplice di effetti retroattivi e relative concause che si inseriscono in maniera non lineare su un singolo fenomeno. Anche nei sistemi multi complessi.

Per rispondere a questa non facile esposizione, in epoca più recente e sempre attraverso una “necessità intuitiva galileiana”, è stato introdotto il carattere teorico, fase iniziale di qualsiasi ragionamento, ed interfacciato al modello matematico.

Con la tecnica del “ricondizionamento”, tradurre il tutto in una fase non dispersiva ed economica, si è giunti a sintetizzare un sistema estremamente complesso nel quale due o più cause vengono rappresentate e ridotte in termini numerici rispetto ad una grandezza non comprensibile.

La soluzione a due o massimo tre variabili rimane sempre quella che riesce in maniera strutturale a reggere la sintesi all’apparato atmosferico.

Il fattore basilare, che sembra mostrarsi, è che l’espressione equazionale a due o più vie d’uscita, non sembra essere valida solo ed esclusivamente in casi di soluzioni analitiche non particolarmente strutturate.

Nell’attuale “disciplina numerica”, sempre sul versante teorico, attualmente, ai nostri giorni, la situazione si mostra molto differente. La comparsa e l’introduzione dei computers, mega calcolatori, ha permesso di risolvere “l’equazione sintetica”. Quindi si è passati da equazioni non lineari introdotte in sistemi ben più strutturati.

Pur non trattandosi di situazioni estremamente analitiche, ma sempre risoluzioni numeriche, esse vengono ricondotte a programmi che trovano risposta a tali variabili risolvendo l’equazione tramite il “passo.. passo”.

Esse in poche parole forniscono un’evoluzione dello spazio e del tempo considerando le variabili ivi contenute.

In definitiva possiamo ottenere un sistema reale, quindi simulabile, in evoluzione nello spazio temporale “X” e dedurne, tramite analitica descrizione dello stesso, il suo comportamento tramite un’espressione squisitamente matematica le cui variabili vengono risolte numericamente sulla base di calcoli.

Se le variabili presenti in una qualsiasi equazione sono riferibili alle proprietà dell’oggetto “reale”, ciò che si potrebbe ottenere è una vera simulazione rivisitata dal calcolatore (non depistante). Quindi i “modelli simulati” potranno essere identificati da variabili che hanno una netta corrispondenza di interdipendenza, tra proprietà reali del sistema, in rapporto a quello studiato ed in esame. Di conseguenza traducibili numericamente da un calcolatore.

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