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Il caldo soffio del foehn

di Giovanni Staiano
10 Lug 2006 - 10:12
in Senza categoria
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Mattinata di foehn sulle piste da sci di Pejo, con il fondovalle, al di sotto delle nubi, ancora in inversione termica (lo strato di inversione si romperà nel pomeriggio, con conseguente spettacolare incremento termico al momento dello "sfondamento" del vento). Foto di Giovanni Staiano del 18 gennaio 2006. La seconda immagine mostra la tipica situazione di foehn del 18 gennaio 2000, quando Milano Malpensa toccò i 21°C di massima con il foehn fino a 53 kmh. Fonte Reanalisi MeteoGiornale.

Foehn (voce germanica) è un termine che indica vento forte, caldo e spesso molto secco che discende sottovento a una catena montuosa. Originariamente applicato ai venti caldi che discendono le valli alpine svizzere, austriache e bavaresi provenienti dal versante meridionale delle Alpi, il termine si è esteso progressivamente, dapprima al vento di caduta settentrionale sul versante italiano alpino, successivamente fino ad essere usato per tutti i venti aventi caratteristiche simili. I venti di foehn, come il chinook delle Montagne Rocciose, lo zonda andino o l’helm dei Monti Pennini, in Inghilterra, sono noti per il rapido incremento termico che causano, il crollo dell’umidità relativa che si ha al loro insorgere e il drammatico scioglimento di grandi masse nevose che provocano.

Per descrivere una situazione di foehn, poniamo che una massa d’aria relativamente stabile, mite (18°C a 200 metri s.l.m.), ma umida, si avvicini a una catena montuosa alta 3000 metri, parallela al suo fronte di avanzamento.

(1) La massa d’aria è costretta a sollevarsi, risalendo le pendici della catena montuosa. Nella salita la massa d’aria si espande e si raffredda, inizialmente con il gradiente dell’adiabatica secca (1°C ogni 100 metri), fino a che essa diventa satura, per cui il vapore in essa contenuto inizia a condensare, per cui lungo la montagna cominciano a formarsi le nubi ed eventualmente ad aver luogo precipitazioni. L’altezza a cui la massa d’aria diviene satura è detta “livello di condensazione” e sarà tanto più bassa quanto più elevato è il contenuto iniziale di umidità della massa d’aria (poniamo che nel nostro caso sia a 600 metri, con T=14°C).

(2) La condensazione libera calore per cui continuando a salire ora la massa d’aria si raffredda più lentamente, all’incirca di 0,6°C ogni 100 metri (adiabatica satura). Quando raggiunge il crinale della catena montuosa, la massa d’aria tocca il suo livello di temperatura più basso, circa 0°C nel nostro esempio. Sul crinale si addossano le nubi (il termine “stau”, usato in questi casi per indicare l’addossarsi delle nubi è tedesco e significa “coda”) che possono “sfondare” anche di parecchi chilometri, se la corrente in quota è molto intensa e l’umidità disponibile sufficientemente elevata.

(3) Scavalcato l’ostacolo del crinale, la massa d’aria adesso si getta verso il basso, discendendo lungo i pendii del versante opposto e riscaldandosi per compressione lungo il profilo termico dell’adiabatica secca, ovvero aumentando di 1°C ogni 100 metri. Se il fondovalle è a 200 metri, la massa d’aria vi giunge con una temperatura di 28°C, per cui a parità di quota sul versante sottovento la temperatura è molto più elevata rispetto a quella misurata sul versante sopravvento.

Se il fondovalle sopravvento era, prima dell’evento, in regime di inversione termica, l’incremento termico che si ha all’arrivo del foehn può essere veramente impressionante, anche dell’ordine di qualche decina di °C in pochi minuti.

Spesso, in caso di inversione termica, all’altezza dello strato d’inversione si ha umidità a saturazione e quindi intensa nuvolosità. Quando il foehn inizia a scendere dall’alto verso un fondovalle in regime di inversione termica, non sempre, soprattutto se l’evento è di breve durata, esso riesce a smantellare lo strato di inversione. In questo caso il gitante che sale dal fondovalle freddo, brumoso e in calma di vento, si ritroverà dapprima a entrare nella fascia nuvolosa, per poi emergere al di sopra della stessa ritrovandosi improvvisamente in condizioni di cielo sereno o poco nuvoloso, ottima visibilità, ventilazione vivace se non intensa, temperatura elevata, avendo sotto di se il tipico “mare di nubi”.

Una situazione di foehn può durare da meno di un’ora a diversi giorni. Il crinale della montagna crea una ben evidente nube parallela ad esso, che come detto può “sfondare” in modo più o meno pronunciato a seconda dell’intensità della corrente e dell’umidità disponibile, conosciuta come “muro del foehn”. Sul versante italiano delle Alpi sono rare le nevicate da sfondamento sul settore centro-orientale, dove il foehn è generato da correnti settentrionali, con umidità generalmente piuttosto bassa (tuttavia sufficiente a dare luogo a precipitazioni sui versanti esteri), mentre più frequenti sono tali eventi sul settore occidentale, dove le correnti provenienti da ovest o nordovest trasportano masse d’aria molto più umide, per cui, pur essendo le precipitazioni più abbondanti sui versanti esteri, una volta scavalcato il crinale mantengono una umidità sufficiente a generare precipitazioni.

In caso di correnti in quota sostenute, un fenomeno quasi sempre associato alle situazioni di foehn è quello della formazione, a una certa distanza dalla cresta principale, delle popolari e spesso spettacolari nubi lenticolari, dovute alle ondulazioni presenti in seno alla corrente portante. La particolarità delle nubi lenticolari è la loro permanenza a lungo in posizione stazionaria, in quanto la nube si riforma di continuo dove si forma il cavo d’onda.

In Italia, paese molto montuoso, praticamente tutte le regioni si ritrovano a fare i conti con situazioni di foehn, certo non solo quelle alpine. Il foehn appenninico delle regioni affacciate sull’Adriatico (il cosiddetto “garbino”) è particolarmente caldo in quanto quello che subisce l’effetto di compressione è un vento già in origine tiepido, ma, per rimanere nelle “mie” zone, ben sanno gli abitanti della riviera apuana quanto si scaldi anche una fredda tramontana quando scende lungo i ripidi versanti marittimi delle “montagne di marmo”.

Concludiamo ricordando che la teoria classica di genesi del foehn, legato all’effetto stau sopravvento, ove si ha condensazione e precipitazione, risulta essere incompleta, anche se corretta. Infatti, come spiegato in un bell’articolo apparso recentemente su Nimbus, la rivista della SMI, e su https://www.meteogiornale.it/news/read.php?id=10049 questa teoria non è in grado di giustificare tutti i fenomeni di foehn che avvengono.

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