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I vulcani islandesi e la minaccia al clima europeo: tutto partiva 5 anni fa

di Mauro Meloni
03 Apr 2015 - 19:00
in Senza categoria
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L'impressionante colonna di fumo sprigionata dal vulcano Eyjafjallajokull durante l'eruzione del marzo 2010.
L’Islanda ha fatto parlare spesso per la pericolosità dei suoi vulcani, l’ultimo dei quali il Bardarbunga che tanta apprensione ha creato la scorsa estate, ma ancora in eruzione anche in questo periodo. Il vulcanesimo islandese ha delle peculiarità che lo rendono quasi unico al mondo: proprio il Bardarbunga è uno dei casi di vulcano di tipo fissurale, con la lava che fuoriesce non dal classico cratere, ma da una spaccatura del terreno che può raggiungere una lunghezza di diversi chilometri. Considerando che l’Islanda è spaccata in due da una faglia vulcanica, è proprio lungo tale settore che avvengono le varie eruzioni fissurali. Il vulcanismo islandese è anche spesso di tipo “surtseyano”, con il magma che durante l’eruzione entra a contatto con l’acqua incrementando l’esplosività e la liberazione di moltissima cenere e nuvole piroclastiche. Questi elementi distintivi rappresentano inevitabilmente una minaccia al clima, nel momento in cui uno fra gli oltre 100 vulcani attivi dovesse manifestare una violenta eruzione.

Abbiamo iniziato a conoscere meglio i vulcani islandesi nella primavera di 5 anni fa, quando gli occhi di tutto il Mondo furono puntati verso l’Eyjafjallajokull (dal nome quasi impronunciabile): la notte del 20 marzo 2010 aveva iniziato ad eruttare, mentre la precedente eruzione risaliva al periodo dal 1821 al 1823. In breve tempo le polveri vulcaniche, sospinte dai venti d’alta quota, raggiunsero l’Europa rendendo necessarie le chiusure di diversi scali aeroportuali soprattutto a metà aprile, con ripercussioni davvero importanti a livello economico: l’eruzione impiegò circa un mese a perdere pressoché del tutto la sua intensità. Solo il 21 aprile lo spazio aereo europeo tornò ad essere percorso dal 75% dei voli previsti, dopo una settimana con numeri da catastrofe: 100 mila voli cancellati e 2,7 miliardi di dollari di ricavi in meno per le compagnie aeree. I timori legati a possibili ripercussioni al clima si rivelarono infondati: l’ultima volta che un’eruzione vulcanica ebbe effetti sul clima fu nel 1991 il vulcano indonesiano Pinatubo.

L'impressionante colonna di fumo sprigionata dal vulcano Eyjafjallajokull durante l'eruzione del marzo 2010.

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