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I rischi del dopo gelo

di Ivan Gaddari
14 Feb 2012 - 14:23
in Senza categoria
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Esaurita la fase di maltempo, ora il problema è rappresentato dal peso della neve che grava sugli edifici e lungo i pendii dei principali comprensori montani. Nella foto, inviata in Redazione dal Sig.Mirco Falasconi, l'enorme quantità di neve caduta presso la Frazione di Lucrezia, Comune di Cartoceto nella Provincia di Pesaro-Urbino.
Un bilancio definitivo dell’ondata di gelo si potrà fare non appena potrà considerarsi definitivamente conclusa. E’ da considerarsi conclusa la fase più cruenta e nei prossimi giorni si rivedrà l’Alta Pressione. I cieli si apriranno anche al Sud, l’ultima area geografica peninsulare che vedrà manifestarsi nevicate a bassissima quota. Possiamo dirvi che fin da domani, pur persistendo il freddo, la situazione è destinata a migliorare in maniera significativa.

Il termine del maltempo non vuol dire abbassare la guardia. Sappiamo, saprete, che innumerevoli centri abitati dell’entroterra appenninico – dalla Romagna alla Basilicata – sono sepolti sotto metri di neve. Si lavora, non senza fatica, per liberare dall’isolamento le migliaia di persone che versano in condizioni di isolamento.

Chi opera affinchè vengano ripristinate condizioni di normalità è preoccupato dall’annunciato rialzo termico. No, non è un paradosso. Quando si ha a che fare con metri di neve, caduti sostanzialmente in due volte, basta un non nulla affinché il manto bianco si destabilizzi e si fratturi. Il ché, tradotto in parole semplici, significa “valanghe”. Quando si parla di valanghe si pensa alle montagne, alle Alpi, all’Appennino. In questo caso il discorso può estendersi alle città più colpite, perché l’enorme quantità di neve che staziona sui tetti potrebbe piombare al suolo rappresentando un pericolo enorme per l’incolumità delle persone. Ecco perché è corsa contro il tempo per liberare le coperture di tutti quegli edifici a maggior rischio.

Edifici che in alcuni casi hanno subito dei danni notevoli. Possiamo, a tal proposito, citare alcuni esempi: il tetto della Chiesa dei Capuccini, presso Urbino, è collassato. La medesima sorte è toccata alla copertura della Certosa di Serra San Bruno, in Calabria, considerato come uno dei monumenti storico-archittettonici più importanti. Nella Capitale la Soprintendenza Speciale dei Beni archeologici di Roma e Ostia Antica sta eseguendo i controlli in tutti i principali siti di interesse prima che possano essere riaperti al pubblico.

Spostiamoci in montagna. Il rischio valanghe è moderato o marcato su vari tratti dell’arco alpino e della dorsale appenninica. Con l’ausilio del servizio Meteomont, messo a disposizione dal Corpo Forestale dello Stato, citiamo le zone a maggior rischio: nel tratto appenninico che va dall’Emilia al Molise il pericolo valanghe è moderato e identificato dal valore 3 in una scala che va da 1 a 5. Stesso livello di rischio in alcuni tratti dall’arco alpino tra cui i rilievi occidentali del Piemonte, le Alpi Liguri e Marittime, alcune aree del comparto Dolomitico, le Alpi e le Prealpi Carniche. Il rischio è moderato, valore 2 della medesima scala, sull’Appennino Ligure, Toscano, in Irpinia, sulla Sila e nei principali massicci montuosi della Sicilia settentrionale.

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