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Gli enigmi dell’estate antartica. Parte I

di Stefano Di Battista
08 Dic 2008 - 09:28
in Senza categoria
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Prima immagine: Crepacci del Ghiacciaio Campbell, che si sviluppa nei pressi di Baia Terra Nova, sul Mare di Ross. Le sculture glaciali, variamente modellate dal vento, dalla radiazione solare e dall'azione meccanica, hanno incidenza sul grado di albedo (foto Umberto Gentili, per concessione della Fototeca PNRA - Programma Nazionale di Ricerche in Antartide). Nella seconda immagine andamento delle temperature estive per decade al Polo Sud (Amundsen Scott) e a Vostok (clickare sull'immagine per ingrandirla).

Che alla base russa Vostok, il luogo più freddo del mondo, le temperature massime estive possano, episodicamente, superare quelle del Polo Sud geografico non è solo una curiosità amena, ma una circostanza che può aiutare a comprendere la complessità dei meccanismi regolatori del clima nel Plateau Antartico. Storicamente, gli estremi sono stati registrati il 27 dicembre 1978 ad Amundsen-Scott (-13,6 °C) e l’11 gennaio 2002 a Vostok (-12,2 °C); qui però, il secondo valore (-13,3 °C il 6 gennaio 1974) è anch’esso superiore a quello del Polo Sud.

Ad Amundsen-Scott (2.836 m) le medie, per via della quota e del minor grado di continentalità, sono superiori a quelle di Vostok (3.488 m); ma se si pone attenzione all’andamento termico sintetizzato nel grafico, si noterà come a Vostok (78°27′ S) il riscaldamento sia più rapido all’inizio della stagione estiva e il raffreddamento meno accentuato alla fine. Ciò suggerisce una prima considerazione, che chiama in causa la componente solare: a Vostok infatti, la radiazione incidente risulta più efficace perché maggiore è l’altezza del culmine sull’orizzonte. Ma non è il calore del Sole che, di per sé, riscalda l’aria.

Il processo per cui la temperatura media sale e si mantiene poi entro un range relativamente ristretto avviene intorno al solstizio (21-22 dicembre), quando l’albedo decresce per una metamorfosi nello stato fisico della neve determinata, questa sì, dal soleggiamento; successivamente, il calo dell’incidenza radiativa tenderà a riportare la superficie nevosa a una condizione favorevole alla massima albedo [Schwerdtfeger, p. 27]: il che si riflette sul budget complessivo e, di conseguenza, sull’andamento termico.

Ma se ciò resta genericamente valido per il Plateau Antartico, al Polo Sud le cose vanno in modo ancora diverso. Qui, l’altezza giornaliera del Sole sull’orizzonte è costante; così, al contrario di ciò che accade nelle basi più settentrionali, ad Amundsen-Scott l’albedo di inizio estate è simile a quella di fine stagione [Dalrymple, pp. 216-217]. Fin dal gennaio 1958 si constatò infatti che, malgrado a metà estate il Polo Sud sia il luogo della Terra che gode della maggior insolazione media giornaliera (770 cal/cm2 ovvero 372,7 W/m2 in quel mese specifico), ben l’88% della radiazione incidente viene riflessa dalla superficie nevosa [Hanson, p. 174]; tale valore rimane sostanzialmente stabile con qualunque condizione atmosferica, oscillando secondo i seguenti parametri [Dalrymple, p. 218]:
cielo coperto dall’84 al 91% (88% medio)
cielo sereno dall’84 al 93% (89% medio)

Anche tenendo conto che d’estate, in particolare a gennaio, l’insolazione sul Plateau Antartico può superare il 90% del possibile [Petrov, p. 42], con un valore oscillante fra l’80 e il 90% nella regione del Polo Sud (quella compresa entro gli 89° S), il bilancio giornaliero complessivo è sempre negativo (-35 cal/cm2 o -16,9 W/m2 al Polo Sud) per il sommarsi della dispersione superficiale del manto nevoso, che non viene compensata dalla radiazione atmosferica di ritorno [Hanson, p. 174]. Naturalmente, nel budget energetico totale va tenuto conto anche degli apporti di calore dalle basse latitudini; la più parte del continente antartico è compresa entro i 70° S (78% terre emerse, 22% oceani: curiosamente, l’esatto inverso della regione artica compresa entro i 70° N): proprio dove avvengono i più intensi scambi con le medie latitudini [King, pp. 143-144].

Tutto ciò porta a dire che, in certa misura, le medie estive al Polo Sud, se raffrontate con quelle di Vostok e rispetto al semestre invernale (aprile – settembre), presentano un’anomalia termica negativa. Il quadro conclusivo dà conto di tale particolarità confrontando le due stagioni (Vostok in seconda colonna) e riassumendo lo scarto medio (fra parentesi):
dic. – gen. -28,1 °C -32,1 °C (4,0 °C)
apr. – set. -58,8 °C -66,1 °C (7,3 °C)

Vedere seconda immagine allegata per i dettagli decadali.

BIBLIOGRAFIA
P.C. DALRYMPLE, A Physical Climatology of the Antarctic Plateau, in M.J. RUBIN (a cura di), Studies in Antarctic Meteorology (Antarctic Research Series), Washington, 1966, vol. 9, pp. 195-231.
K.J. HANSON, Some aspects of thermal energy exchange on the South Polar snow field and Arctic ice pack, in «Monthly Weather Review», vol. 89, n. 5 (1961), pp. 173-177.
J.C. KING, J. TURNER, Antarctic Meteorology and Climatology, Cambridge, 1997.
L.S. PETROV, Space-Time Characteristics of the Fields of Duration of Sunshine in Antarctica, in I.M. DOLGIN (a cura di), Climate of Antarctica (Russian Translations Series), Rotterdam, 1987, vol. 41, pp. 37-42.
W. SCHWERDTFEGER, Weather and Climate of the Antarctic, Amsterdam, 1984.

Ulteriori dati:
https://www.meteogiornale.it/news/read.php?id=19182

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