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Gelo alle spalle: quasi un mese prima di ritrovare la “normalità termica”

di Mauro Meloni
21 Feb 2012 - 08:56
in Senza categoria
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"La rosa dei ghiacci" (foto scattata a Pesaro da Fabio Casoli)
La parentesi gelida siberiana si è chiusa da circa una settimana, ma ci sono voluti ulteriori giorni per colmare completamente il divario con la norma e considerare così conclusa la lunga fase caratterizzata da temperature sottomedia. In sostanza, anche l’intera settimana appena trascorsa è stata segnata da clima più freddo della norma (seppure in graduale costante addolcimento) e solo la giornata di domenica 19 febbraio è stata quella che ha visto, per la prima volta in tutto il mese, le temperature giornaliere salire lievemente sopra le medie di riferimento decadali e mensili.

Il periodo con clima più freddo rispetto alla norma è stato lunghissimo ed è andato avanti ininterrottamente addirittura dallo scorso 25 gennaio. Mai da allora le temperature erano riuscite a salire sopra la norma, con il freddo che ha dominato fra alti e bassi: rammentiamo le due fasi rigide molto acute, la prima fra il 4 ed il 5 febbraio e la seconda fra l’11 ed il 12 febbraio. Abbiamo già più volte sottolineato l’eccezionalità di questa lunga persistenza dell’ondata di gelo, che fa da contraltare al caldo dominante in tutta la prima parte dell’inverno. Tuttavia, i periodi sopramedia d’inizio inverno non avevano raggiunto una tale durata, se si considera che si erano avuti due brevi intermezzi con clima più freddo della norma, il primo a ridosso del Natale ed il secondo a metà gennaio.

Come mai il freddo ha insistito così a lungo anche dopo la fine dell’irruzione d’aria continentale? Le cause sono legate al fatto che l’aria gelida ha avuto modo di depositarsi nei bassi strati e pertanto lo scorrimento d’aria più mite ha dovuto faticare non poco per scalzare l’aria fredda presente. L’eredità lasciata dal lungo periodo rigido è stata pesantissima, con le temperature glaciali favorite fino a qualche giorno fa dal notevole innevamento al suolo presente in svariate zone dell’Italia, non solo in montagna ma anche in pianura e sulle coste. I residui di quella neve vi sono ancora adesso, nonostante le temperature salite in modo ormai considerevole.

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