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Flusso instabile prova a disturbare l’Italia, ma la campana anticiclonica non cede

di Mauro Meloni
26 Ago 2009 - 17:43
in Senza categoria
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La coda di un sistema perturbato atlantico sfiora il Nord Italia, ma l'alta pressione riesce nell'intento di deviare le parti più intense dei sistemi frontali fuori dai nostri confini. Copyright 2009 Eumetsat, rielaborazione grafica a cura della Redazione Meteo Giornale.
L’influsso della depressione nord-atlantica si fa sentire su gran parte del comparto centro-occidentale europeo: una prima perturbazione, quella che stiamo seguendo da ieri, si distende dalla Penisola Scandinava (laddove è posizionato anche il minimo depressionario) fino alle zone alpine occidentali. Nel corso delle ultime 24 ore il sistema frontale ha ulteriormente rallentato il proprio moto verso levante, a causa dell’azione di blocco apportata dalla vasta area anticiclonica che abbraccia gran parte dell’Europa Orientale.

Una seconda area di bassa pressione ha invece raggiunto le Isole Britanniche: si tratta dei resti dell’ex uragano Bill, il quale ha invertito il suo percorso portandosi così sull’Europa. Niente di preoccupante, in quanto l’ex uragano si è notevolmente indebolito ed è entrato nel rango di semplice depressione extratropicale. Gli effetti sono stati dunque abbastanza limitati, anche se il vento è stato localmente molto intenso, ma come capita di frequente con i passaggi ravvicinati dei vortici depressionari atlantici.

L’aria instabile le sta tentando tutte per approcciare il nostro Paese e finora ha portato dei marginali effetti soprattutto al Nord, mentre l’alta pressione regge tranquillamente sulle altre zone. Le zone alpine principalmente hanno risentito del passaggio della coda del fronte perturbato, ma lo scontro fra masse d’aria ha portato anche ad alcuni episodi temporaleschi di forte intensità accompagnati da intense raffiche di vento, come accaduto nella nottata scorsa in Valsesia e sul Canavese.

Nelle prime ore di questa mattina un vasto ammasso temporalesco si è sviluppato poco a sud del Golfo del Leone, nei pressi del Mare di Corsica. Il sistema convettivo è evoluto in supercella, ma è rimasto in mare aperto senza dunque provocare effetti sulla terraferma. Col trascorrere delle ore mattutine, l’azione del riscaldamento solare ha man mano inibito la cella temporalesca marittima, che si è pertanto andata a dissiparsi. Viceversa, i temporali hanno iniziato il loro processo di sviluppo su alcune aree interne appenniniche, sul nord della Sardegna, sull’entroterra pugliese e sull’entroterra della Corsica.

Questo primo grosso temporale marittimo di questa mattina è un segnale che il Mar Mediterraneo, peraltro riscaldatosi parecchio in queste ultime settimane, sta iniziando a reagire in vista dell’imminente cambio stagionale. Lo spunto per la formazione di questi temporali è dato peraltro dall’ingresso d’infiltrazioni d’aria umida oceanica dalla Penisola Iberica, in seno ad una piccola ansa depressionaria centrata nei pressi delle Isole Baleari. Questa modesta saccatura tenderà ad avvicinarsi verso la Sardegna, indebolendosi ulteriormente ed isolandosi in goccia fredda: un’area d’instabilità si genererà così fra stanotte e la giornata di domani sull’Isola, ma di riflesso gli spifferi d’aria umida ed instabile raggiungeranno anche parte del Centro-Nord, favorendo temporali ad evoluzione diurna.

Le temperature massime odierne hanno intanto nuovamente superato, seppur di poco, i 35 gradi su alcune zone interne delle regioni tirreniche. La causa di questo lieve aumento termico va attribuita all’afflusso di correnti calde sciroccali, le quali precedono l’avvicinamento della debole area ciclonica a carattere instabile in arrivo dalle Baleari.

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