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Febbraio nella saggezza popolare

di Danilo Baldini
09 Feb 2006 - 09:56
in Senza categoria
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Il "nevone" marchigiano dello scorso inverno. Foto di Arnaldo Vescovo.
Il mese di Febbraio, essendo il più corto dell’anno, dovrebbe scorrere via, quasi inosservato, senza lasciare molte tracce del suo passaggio. Eppure l’antica saggezza popolare, legata al mondo contadino e dei lavori agricoli, ha sempre tenuto nel massimo rispetto questo mese, facendo molta attenzione al tempo di questo periodo, che risulta poi essere sempre “cruciale” e determinante per i mesi successivi.

Infatti, per una buona riuscita del raccolto, il mese di Febbraio dovrebbe essere sempre freddo, meglio se “condito” da copiose nevicate, che sarebbero invece disastrose nei mesi seguenti. Il freddo, infatti, impedisce al seme di svilupparsi verso l’esterno, costringendolo ad operare il suo sviluppo verso la terra, più calda, mediante l’irrobustimento dell’apparato radicale.
Anche le piogge di questo mese non sono dannose come quelle di Gennaio, anzi, se moderate sono molto benefiche.

Gli antichi speravano che Febbraio chiudesse la stagione invernale, con le sue gelate, perché se fossero poi arrivate in Marzo, avrebbero provocato seri danni alle colture. Si capisce quindi il perché della “ricchezza” di proverbi legati a questo mese.

A cominciare da uno dei più famosi, quello legato alla “Candelora” (2 febbraio), una festa pagana antichissima che a Roma si celebrava tra il 15 e il 18 febbraio, ed era legata al fauno Luperco: infatti i riti in suo onore erano detti “Lupercali”. Il culmine della festa era la “februatio” (da cui deriva il nome “febbraio”), cioè la “purificazione” della città dagli influssi dei demoni. Le donne giravano con ceri e fiaccole accese, come simbolo di luce e benevolenza divina. Il cristianesimo poi si “appropriò”, come avvenne per molte altre feste pagane, anche della “februatio”, convertendola nella festa della Purificazione della Madonna e spostando la data al 2 febbraio, cioè 40 giorni dopo il Natale. Il rito dei ceri però rimase quasi intatto, con la variante della benedizione delle candele, da cui il nome della festa in “candelora”.

Ebbene, uno dei proverbi più famosi, diffuso proprio nella maremma laziale, recita: “Pè la Candelora dell’inverno semo fora, ma se piove o tira vento, nell’inverno semo dentro”.
Il detto poi ha molte varianti, che assumono anche il significato inverso, come in Toscana: “Se nevica o gragnola dell’inverno siamo fora; se c’è sole o solicello siamo ancora a mezzo inverno; se c’è sole o sole tutto dell’inverno resta il brutto”. Quest’ultimo proverbio è emblematico di ciò che sostenevo all’inizio e cioè che un Febbraio “brutto” e freddo è poi il preludio della fine dell’inverno.

C’è, ovviamente, anche una versione “marchigiana” del proverbio: “Candelora, Candelora dell’inverno semo fora (siamo fuori); se ce nengue (nevica) e se ce pioe (piove) ce ne sta quarantanove (di giorni invernali); se c’è sole o solicello ce ne sta trenta di invernicello”. In questo detto prevale invece la “Legge della persistenza”!

Un altro detto popolare delle Marche a proposito di Febbraio così recita: “Febbraro curtu e tristu”, ovvero “Febbraio corto e “tristo” cioè “cattivo”, e questo proprio a causa del fatto che molto spesso esso è un mese freddo e nevoso. Del resto, i “mitici” nevoni del 1929 e del 1956 non si sono avuti proprio in questo mese?

Altri detti che ho trovato: “Febbraio febbraietto, corto e maledetto” (simile al precedente), “La neve di Febbraio riempie il granaio”, “Febbraio umido, buona annata”, “Chi vuole un buon erbaio, semini in Febbraio”, “Febbraio nevoso, estate gioioso”, “Neve di febbraio, mezzo letamaio” ecc…
Infine c’è n’è uno particolarmente “indicativo” che dice: “Se nevica il 10 di Febbraio l’inverno si accorcia di 40 giorni”. Data la scadenza ormai prossima, vediamo che tempo farà quel giorno, augurandoci comunque che il freddo e la neve si “sfoghino” in questo mese, che è anche l’ultimo dell’inverno e che la Natura non ci riservi invece degli spiacevoli “colpi di coda” nei mesi seguenti, che sarebbero certamente molto più dannosi per le colture e la vegetazione in genere!

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