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ECMWF non hanno fallito il bersaglio

di Antonio Pallucca
16 Feb 2004 - 10:58
in Senza categoria
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Dalla carta in questione è evidenziabile come una depressione tirrenica possa fungere da convogliatore di aria fredda continentale ex origini artiche verso la nostra Penisola. La data è sempre quella che in passato veniva indicata tra il 18/19 c.m.. Fonte: www.wetterzentrale.de.
L’evidenza più significativa sta tra un giusto bilanciamento di due fattori principali: intensità dell’avvezione fredda/precipitazioni.

Questo riequilibrio dei due elementi pone maggior attenzione verso una chiara fase molto instabile che dovrebbe interessare il bacino centrale del Mediterraneo. Viene meno, logicamente, l’intensità del freddo.

Una depressione estesa, ubicabile sulle coste tirreniche, non è altro che un vortice catalizzatore di contrasti termici. Richiami di aria fredda nei bassi strati con scorrimento di aria relativamente più mite sopra di essa.

Una delle situazioni evolutive ove le possibilità di precipitazioni nevose hanno maggior probabilità di successo. Precipitazioni nevose che potrebbero interessare le regioni centro settentrionali a quote 300/400 mt., per le centrali, e occasionalmente a quote pianeggianti per le nord orientali e padane centro orientali.

Abbiamo sempre premesso che la neve, principalmente, si origina per contrasto di masse d’aria dal gradiente termico ed umidità nettamente divergenti.

Quale migliore occasione?

Sicuramente quella che ci appresteremo a “vivere”.

Ecmwf colgono bene questa fisica azione. Dopo una momentanea ripresa dei valori barici sulla nostra Penisola, l’HP viene nuovamente respinto (perdita di geopotenziali) verso NW e si va a posizionare (17 del c.m.), ben strutturato, tra GB e Paesi finnici, spingendo un promontorio sino al 70° Nord (1020 hpa).
La via, il percorso, che l’aria fredda dovrà ora compiere risulta estremamente facilitato e si presenta (futuro revisionale) non più unidirezionale e posizionato sui Balcani; ma sembra cercare , dopo non facili soluzioni orografiche, altre vie.
In effetti se analizziamo bene la carta in questione, rappresentante la circolazione al suolo e la andiamo ad interfacciare con quella a 500 hpa, notiamo che una parte del flusso freddo , ex origini artiche, sembra voler entrare di prepotenza dalla “fossa del rodano”.
Le due strutture, suolo/quota, presentano una buona corrispondenza verticale.
Il modello inglese legge (segue) questa logica. Logica, come segnalato nell’editoriale “come leggere lo spartito della natura …”, che vede in fase di emissione due variabili.
La prima è quella circa un’insistenza del flusso freddo sull’Europa centro orientale; la seconda è rappresentata da una chiara ripartizione dei flussi di cui uno (seconda variabile) viene spostato più ad ovest attraverso un percorso “forzato” a nord dell’arco delle Alpi.
Nasce in fase di emissione un orientamento numerico (elaborazione matematica) che, tradotto in termini di rappresentazione “economica”, disegna una depressione orografica tra alto Tirreno e Mar Ligure.
Una nuova disposizione che, nel futuro più lontano, dovrebbe avere effetti ben più vistosi rispetto a quelli di un semplice west shift.
L’elaborazione in questione pone sempre un accento (caratteristica evolutiva) circa un possibile connubio tra anticiclone, ex sub tropicale, e HP nordico.

Antonio Pallucca

11-02-2004 ore 12:00

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