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Come si origina uno shift e quali sono le possibili cause di una sua persistenza

di Antonio Pallucca
20 Feb 2004 - 17:04
in Senza categoria
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Rielaborazione grafica del modello AVN previsto per le 12z del 25.02.2004. Fonte mappa: www.wetterzentrale.de.
Normalmente viene denominato “shift”, scivolo, tutto quello che non segue una direttrice meridiana, ma che viene deviato, in ordine alla disposizione di certe figure bariche, o verso est o verso ovest.

Spesso le correnti di provenienza polare o artica , anche per questioni legate all’orografia, tendono a scivolare, suddividersi nella loro ripartizione, in maniera non del tutto perpendicolare rispetto al flusso che ne dà, conferisce, l’impronta iniziale (flusso madre).

La situazione attuale sembra essere una delle più classiche rappresentazioni di quanto descritto sopra:
Esiste o si palesa un’avvezione fredda che corre sui bordi orientali di un anticiclone, dinamico, in “erezione” verso nord; poi nel suo procedere verso sud i flussi cominciano a presentare delle irregolari diramazioni. Tutto ciò è dovuto all’esistenza di una depressione che si posiziona sul bordo sud-occidentale della figura altopressoria.

Tale depressione innesca, nella sua vorticosa rotazione antioraria, un processo di richiamo verso SW del flusso principale (inizio dello shift).

Se questo flusso, freddo, continua ad alimentare la suddetta LP si ottiene una fase di quasi permanenza, per contrasto, del ciclone (bassa pressione) che tende ad insistere su detta area.

Un continuo rigenerarsi della figura bassopressoria praticamente in condizioni di “stallo”.

Di conseguenza parte del getto freddo, leggibile anche alle quote della tropopausa, viene letteralmente deviato verso sud ovest producendo una risposta, sul bordo orientale della Lp, di natura mite e con correnti originanti dal bacino centro meridionale del Mediterraneo.

Tali correnti arricchitesi di vapore, in seguito, vanno poi a condizionare il tempo sulla nostra Penisola attraverso la sovrapposizione di “residue masse fredde” con quelle più temperate in progressione.

La perduranza di questa situazione, creata da un primo flusso artico che, per contrasto, ha generato la suddetta rotazione antioraria, funge da “catalizzatore” per le successive ed ipotizzabili avvezioni fredde.

Gli stessi modelli, pur tenendo conto di questa disposizione pressoria, iniziano una cattiva lettura circa il destino dell’aria fredda.

In una soluzione a due variabili tendono a dare, a fasi alterne, segnali meridiani, quindi non eccessivamente spostati ad ovest; poi ritornano, rielaborando la persistenza in loco della depressione, a rimarcare questa “forzata” deviazione del flusso freddo principale (west shift).

La carta inserita è eloquente e didattica circa questo processo. Processo che può arrestarsi solo se la depressione in questione viene completamente riassorbita, quindi chiusa, da una repentina rimonta anticiclonica nello stesso luogo nel quale si è generata.

Partendo da questo “supposto”, possiamo, in maniera orientativa, dedurre che altre avvezioni fredde, in prospettiva, seguano o possano seguire la sorte della prima.

Anche l’inclinazione dell’asse di saccatura (congiunzione ideale tra due centri bassopressori), elaborato tramite un tratteggio in nero, si evidenzia troppo inclinato verso sud ovest, onde permettere all’aria fredda di assumere le caratteristiche, vettoriali, atte ad una chiara e relativa loro disposizione da N/S o NNW/SSE.

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