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Appunti di storia del clima insubrico. Parte II: note metodologiche

di Stefano Di Battista
10 Ago 2008 - 10:32
in Senza categoria
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All'andamento medio annuo (curva rossa) è sovrapposta la media mobile undecennale (curva nera); la linea verde indica la media annua derivante dal riferimento statistico 1864-2007 (realizzazione grafica dell'autore per Meteogiornale). Clickare sull'immagine per ingrandirla.
Lugano ha non solo la particolarità di detenere la miglior serie meteorologica rappresentativa del clima insubrico, ma pure di porsi nel centro geografico della regione a esso soggetta. Gli studi storici riguardanti l’evoluzione dei principali parametri hanno fatto ricorso a una media mobile undecennale, col fine di minimizzare le fluttuazioni più rapide e cogliere eventuali incidenze derivanti dai processi di urbanizzazione [P. Ambrosetti, p. 230]. Questa curva, basata sulle temperature medie annue, può risultare utile per ricavare una periodicità da sottoporre ad analisi, non essendo soddisfacente l’arbitraria scomposizione per gruppi di 18 anni; a tale scopo si sono individuate fasi fresche e tiepide quando la tendenza finale della media mobile undecennale non si scosta di +/- 1 °C dal riferimento statistico (11,6 °C), e una fase calda in cui la tendenza finale della curva oltrepassa 1 °C. Ecco la sintesi:
1864-1897 fase fresca
1898-1908 fase tiepida
1909-1919 fase fresca
1920-1930 fase tiepida
1931-1941 fase fresca
1942-1953 fase tiepida
1954-1987 fase fresca
1988-2007 fase calda

Come si evince dal grafico, la fase 1954-1987 raggiunge il minimo nel 1972-’73, ma la risalita successiva è così debole e contrastata da non giustificare l’avvio d’una nuova fase fino al 1988, quando la curva dà luogo all’ascesa più intensa e continua. Tale periodizzazione, pur eliminando le oscillazioni annuali, mostra una lieve inerzia nella riproduzione del trend effettivo, aspetto che sarà discusso per ogni singola fase. All’andamento termico viene pertanto subordinato quello pluviometrico, che mette in luce una minore variabilità complessiva. Quanto all’omogeneizzazione della serie storica, in via preliminare si mettono in rilievo alcuni metadata.

Ubicazione A Lugano la primitiva esposizione del termometro avvenne nel 1856, nel gabinetto di fisica del liceo cantonale [Ferri, p. 29]. Queste rilevazioni non sono state utilizzate nella definizione della serie, poiché MeteoSvizzera ha inteso riordinare tutte quelle che offrivano una base uniforme di misura e osservazione, raggiunta solo con l’avvio della rete di osservatori federali, l’1 dicembre 1863 [Begert, p. 66]. A quella data gli strumenti della stazione luganese erano stati sistemati nell’orto del liceo, e lì rimasero fino al 18 gennaio 1905; in seguito furono trasportati in un ampio prato nei pressi; fra l’1 ottobre 1904 e il 30 luglio 1905 furono compiute osservazioni di paragone in entrambi i siti [Ferri, pp. 30-31]. A partire dal 1976 buona parte della rete meteorologica svizzera, compresa la stazione di Lugano, ha subito un processo di automatizzazione, con misurazione dei principali parametri ogni 10 minuti [P. Ambrosetti, p. 229]. In proposito, non è fuori luogo osservare che gli standard internazionali fissano a 0,1 °C e 0,1 mm, rispettivamente, le tolleranze di termometri e pluviometri nella tradizionale capannina Stevenson, mentre accettano un errore fino a 1 °C e 0,5 mm (o superiore, in caso di piogge intense) per le stazioni automatiche [Linacre, p. 33].

Osservazioni Fin dall’origine i dati giornalieri si composero di tre misure, secondo il tempo medio di Berna; dopo l’introduzione dei fusi orari, ci si riferì al tempo medio dell’Europa centrale, con rilevazioni alle 7.30, 13.30 e 21.30 [Ferri, p. 34], dando doppio peso alla lettura serale del termometro [F. Ambrosetti, p. 13]. Nel 1971, su tutta la rete meteorologica federale, l’osservazione delle 21.30 venne anticipata alle 19.30 [P. Ambrosetti, pp. 228-229].

Strumenti Per quanto riguarda i termometri a mercurio in uso all’avvio della rete, erano fissati verticalmente in una struttura tubolare metallica [Ferri, p. 30] detta Zinkblechhuette; nel corso del XX secolo si passò alla capannina Stevenson. Con l’adozione delle stazioni automatiche sono stati installati termometri ventilati [Begert, p. 67]. Per quanto riguarda le precipitazioni, con la sistemazione del 1905 l’osservatorio di Lugano si dotò d’un pluviografo [Ferri, p. 34]; in ogni caso, il convenzionale modello di pluviometro svizzero del 1863 fu sostituito dal pluviometro Hellmann nel XX secolo; con opportune modifiche, l’Hellmann fa parte anche del corredo delle stazioni automatiche [Begert, p. 67].

A supporto dei dati di Lugano, la storia del clima insubrico può attingere anche ad altri osservatori; il principale è quello di Locarno Monti (366 m, WMO 06760), in funzione dal 1935 e oggi sede di MeteoSvizzera, il cui archivio può essere collegato a quella di Locarno Muralto (1876-1935). È stato in ogni caso accertato, confrontando le serie ultrasecolari di Milano, Lugano e del Gran San Bernardo, che l’intera regione sudalpina è sottoposta al medesimo regime termico; pertanto, tutto il territorio tende a reagire univocamente alle variazioni climatiche [Spinedi, pp. 85-86 e 89].

Bibliografia:
F. AMBROSETTI, Il clima del Sud delle Alpi, «Bollettino della Società Ticinese di Scienze Naturali», a. LXII (1971), pp. 12-66.
P. AMBROSETTI, La ricerca sulle serie climatologiche secolari in Svizzera: risultati e prospettive, in M. PINNA (a cura di), Le variazioni recenti del clima (1880-1990) e le prospettive per il XXI secolo, «Memorie della Società Geografica Italiana», vol. XLVI (1991), pp. 227-239.
M. BEGERT, T. SCHLEGEL, W. KIRCHHOFER, Homogeneous Temperature and Precipitation Series of Switzerland from 1864 to 2000, «International Journal of Climatology», vol. 25, n. 1 (2005), pp. 65-80.
G. FERRI, Il clima di Lugano nel cinquantennio 1864-1914, «Bollettino della Società Ticinese di Scienze Naturali», a. IX-X (1913-’14), pp. 29-52.
E. LINACRE, Climate data and resources, Londra, 1992.
F. SPINEDI, Il contributo delle stazioni meteorologiche secondarie della Svizzera Italiana per la storia del clima locale, con accenni di climatologia generale del versante Sudalpino, in L. BONARDI (a cura di), Che tempo faceva?, Milano, 2004, pp. 79-89.

Parte I: https://www.meteogiornale.it/news/read.php?id=18374

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