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Anomalie termiche di inizio marzo: Europa vs USA

di Ivan Gaddari
13 Mar 2008 - 14:50
in Senza categoria
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L’inverno meteorologico è stato oramai archiviato da 13 giorni, essendo terminato col primo giorno di marzo. Se valutassimo la durata astronomica, allora potremmo considerarci ancora all’interno del trimestre freddo. Per chi si occupa di meteorologia così non è, quanto si osserva in termini evolutivi rientra nella normale dinamicità primaverile, marzolina. Che faccia caldo, oppure freddo, di colpo, è da sempre accaduto nelle stagioni transitorie.

Tuttavia, se volgessimo lo sguardo all’intera stagione invernale, a livello continentale, osserveremmo, sconcertati, anomalie termiche positive rilevanti. L’inverno non è stato certo freddo, la prima immagine che proponiamo, su elaborazione del NOAA, lo dimostra. Si tratta appunto dell’anomalia termica, rispetto alla media trentennale 1968-1996, del continente europeo dal 1 dicembre 2007 al 1 marzo 2008. Se consideriamo che dal verde verso il rosso le anomalie sono positive, non ci si dovrebbe neppure fermare a discernere circa la latitanza della stagione fredda: gran parte dell’intero continente europeo è racchiuso all’interno di una pesante anomalia termica positiva.

Anomalia che risulta essere maggiore sulla penisola scandinava e sulla Russia europea, ove si raggiungono addirittura i 4 gradi di scarto positivo rispetto alla media. Scarto che decresce, paradossalmente, portandosi verso sud, maggiormente verso sudest. Vediamo infatti, e ciò è estremamente interessante, come il nostro paese rientri per metà all’interno della normalità stagionale. Anche in questo caso si tratta del centro sud, isole comprese, mentre altrove lo scarto positivo è compreso tra 1 e 2 gradi.

Per trovare anomalie termiche negative ci si deve spostare verso la Turchia, il Medio Oriente e l’Africa nord orientale. Ma sappiamo che, ad Est, l’inverno è stato memorabile.


Abbiamo deciso di raffrontare le anomalie termiche europee con quelle nel continente americano. Nel corso dell’intera stagione invernale è capitato di leggere o sentire notizie, anche sul MTG, di enormi nevicate o intende fasi fredde. Certo, è vero che ha fatto più freddo che in Europa, eppure non così tanto come ci si potrebbe apparentemente attendere. Sappiamo che il clima statunitense è tipicamente continentale, sono frequenti gli sbalzi termici che talvolta superano, nell’arco dello stesso giorno, persino i 20 gradi. Non ci sono baluardi montuosi disposti lungo i paralleli, a stroncare quindi i fronti provenienti direttamente dall’Artico. Le montagne Rocciose, paragonabili alle nostre Alpi, sono disposte lungo i meridiani, separando gli stati che si affacciano sul Pacifico da quelli che si affacciano sull’Atlantico.

Osserviamo l’immagine successiva. Si riferisce all’anomalia termica dell’intera stagione invernale. E’ estremamente interessante notare come lo scarto sia negativo ad ovest, verso il Pacifico appunto. Si toccano valori inferiori di 2 gradi rispetto alla media trentennale di riferimento. In particolare nell’Oregon, in Nevada e persino in California. Rammentiamo infatti che in molte aree montuose californiane sono cadute copiose nevicate, specie tra gennaio e febbraio. Anomalia negativa che si spinge fino al Messico.

Spostandoci verso est vediamo come su gran parte dell’America centrale i valori si siano mantenuti in linea con la media stagionale. Gli scarti termici positivi riguardano invece i paesi a sud, ad esempio Georgia e Florida, quelli che si affacciano sull’Atlantico, Virginia, Carolina o Maryland, ove le anomalie positive hanno sfiorato i 2.5 gradi. Paradossalmente il clima è stato meno freddo della media anche sul Canada orientale, ove invece le nevicate, nel corso dell’ultimo mese, hanno raggiunto valori quasi record.

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