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Analisi dei dati e delle esperienze comuni…

di Antonio Pallucca
27 Ott 2006 - 10:58
in Senza categoria
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Sicuramente sarà capitato a molti di sentire che l’attuale società climatica viene definita spesso come una società dell’informatica e della conoscenza. Come già ribadito in un non recentissimo passato, il flusso delle notizie e dei dati che ci interessa ogni giorno è smisuratamente enorme, e anche la capacità di reperirli, quindi individuarli, è addirittura illimitata soprattutto quanto ai dati che noi raccogliamo attraverso internet.

D’ altro canto, la fruizione l’interpretazione individuale di tutte queste molteplici informazioni dipendono essenzialmente dalla nostra capacità di conoscere i “singoli temi”.
In questo contesto, si può ipotizzare, giustamente, che possedere, anche empiricamente, il “know how” di una singolo argomento atmosferico, sia importante soprattutto dall’insieme delle notizie, quindi analisi, che noi ipotizziamo circa ogni singolo argomento.
Possedere “il metodo” di ogni qualsiasi sistema deterministico o quantistico, significa avere la “luce” di ogni paradigma che sia leggibile in chiaro circa un comportamento “futuro” che la complessa griglia dell’atmosfera potrebbe avere. Quindi una visione globale dei vari elementi che possono accadere “accidentalmente” in un sistema “caotico”.

Gli stessi “esperti”, che spesso vengono intervistati, sia in televisione che su la carta stampata, posso essere persone che hanno una conoscenza più o meno approfondita per ogni singolo settore di interesse, il cui grado di conoscenza si esplica solo nell’attuale scienza, aggiornata, dell’atmosfera. Molto volte tutto ciò appare molto limitato e sovente “pittoresco”.

Nella realtà, e questo da qualche anno a questa parte, si manifesta un fenomeno molto interessante. Molti degli addetti meteo non hanno aggiornato il loro “know how” e vivono ancora di vecchie eredità oramai consunte.
Il giusto approccio meteo, sia dall’analisi dei dati che alla risoluzione dei problemi, spesso si basa su vecchie “teorie climatiche” che nulla aggiunge ai cambiamenti repentini del clima stesso.
Spesso si tende molto più nel generalizzare che nel dare delle risposte scientifiche a dei problemi imminenti.

La stessa mancanza di “elasticità mentale” vuol negare che in alcuni comportamenti atmosferici, sono evidenziabili dei sistemi collaudati che vengono reputati tra quelli più attendibili.
Molte persone, beneficiando di questa cristallizzazione di idee (primariamente i fisici), in Italia sono spesso soggetti a cambiar di “settore in settore” trovando “rifugio” nelle “qualità non risolte”.
Quando ciò avviene, quindi spesso nella meteo nazionale, essi si rifugiano in Enti/Associazioni o peggio … dove possono esprimere il meglio della loro conoscenza empirica, ma una quasi non conoscenza teorica.

Lo stesso Galileo affermava che la conoscenza “empirica” non è sufficiente per suffragare quella teorica. Come una sorta di “forma mentis” di un ragazzo, alias appassionato, che studia ed osserva “da scienziato”.

Noi mediterranei, salvo dei virtuosismi amatoriali che nulla esprimono, non possediamo la cultura necessaria per approfondire temi, in termini, probatori.

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