E’ recentissima la notizia che abbiamo dato sullo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia, che hanno toccato un ritmo record nelle ultime settimane. In un solo giorno si è persa addirittura la quantità di ghiaccio fuso capace di riempire più di quattro milioni di piscine olimpiche.
Se questi dati allarmano, non è certo migliore la situazione riguardante la salute dei ghiacciai alpini, emersa da un approfondito studio del CNR. I ghiacciai sulle Alpi hanno subito infatti un dimezzamento della copertura totale negli ultimi 100 anni.
Il 70% di tutta questa perdita si è concentrata nel corso dell’ultimo trentennio, a conferma di un riscaldamento globale sempre più rapido e apparentemente inarrestabile. Da ciò emerge una stima piuttosto catastrofica per gli anni a venire, in particolare a partire dalle Alpi Centro-Orientali.
Per i ghiacciai alpini si stimano ormai 20-30 anni prima che spariscano totalmente quelli posizionati al di sotto dei 3.500 metri di quota, considerando quello che è il trend climatico dell’ultimo quindicennio con la media delle temperature non più compatibile con l’esistenza dei ghiacciai sotto tale limite d’altitudine.
Ormai è sempre più sentita a livello globale è la necessità di frenare i cambiamenti climatici per preservare il Pianeta, ma la velocità con cui il fenomeno si sta verificando rappresenta un punto di non ritorno. Non si parla di ere geologiche ma di una manciata di anni.
La responsabilità di questo sfascio climatico non può che essere dell’uomo. Dai carotaggi fatti sui ghiacci polari, l’aumento della CO2 nell’atmosfera durante l’ultimo secolo sarebbe stato cento volte più rapido che in qualsiasi altra epoca negli ultimi 800.000 anni.