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L’Artico si sta riscaldando più rapidamente del previsto?

di Ivan Gaddari
05 Mag 2011 - 14:59
in Senza categoria
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E’ quanto emerge da un rapporto di ricerca del tutto nuovo sull’Artico, presentato a Copenhagen questa settimana. Margareta Johansson, della Lund University, è uno dei più importanti ricercatori che stanno dietro la relazione.

Insieme a Terry Callaghan, ricercatore presso l’Accademia Reale Svedese delle Scienze, Margareta è il redattore dei due capitoli riguardanti neve e permafrost.
“I cambiamenti che stiamo osservando sono drammatici. E non sono una coincidenza. Le tendenze sono inequivocabili e potenzialmente devastanti in una prospettiva a più lungo termine” dice il ricercatore.

L’Artico è una delle parti del globo che, allo stato attuale, si sta riscaldando più velocemente. Le misurazioni della temperatura dell’aria mostrano che gli ultimi 5 anni sono stati i più caldi dal 1880, ovvero da quando sono iniziate le misurazioni. Altri dati, provenienti dagli anelli degli alberi, mostrano che le temperature estive negli ultimi decenni sono state le più alte in 2000 anni. Di conseguenza, il manto nevoso in maggio e giugno è diminuito di quasi il 20 per cento. La stagione invernale è anche diventata di quasi due settimane più breve – nel giro di pochi decenni. Inoltre, la temperatura del permafrost è aumentata in un range che va dal mezzo grado ai due gradi.
“Non vi è alcuna indicazione che il permafrost non proseguirà nel processo di scongelamento”, dice Margareta Johansson. Ricordiamo che nel permfrost sono immagazzinate grandi quantità di carbonio.

“I nostri dati mostrano che c’è sta accadendo molto più di quanto si pensasse. Nel permafrost è contenuto il doppio della quantità di carbonio rispetto a quanto presente attualmente in atmosfera”, dice Margareta Johansson. Il carbonio viene da materiale organico che è stato “congelato” durante l’ultima era glaciale. Fino a quando il terreno è gelato, il carbonio rimane stabile. Ma come il permafrost si scioglie vi è il rischio che l’anidride carbonica e il metano, un gas serra di oltre 20 volte più potente dell’anidride carbonica, vengano emessi in atmosfera con conseguenze deleterie sul processo riscaldamento globale.

“Ma è anche possibile che la vegetazione che sarà in grado di crescere quando si concluderà il disgelo, sia in grado di assorbire l’anidride carbonica. Ma per poterlo affermare occorreranno ulteriori studi. Con la conoscenza che abbiamo attualmente non possiamo affermare con certezza se il disgelo della tundra favorirà un assorbimento o una produzioni di più gas serra”, dice Margareta Johansson.

Effetti di questo tipo, denominati di retroazione, sono di grande importanza. Altro aspetto fondamentale e la diminuzione della superficie di neve e ghiaccio, ovvero di quella parte che riflette la radiazione solare nell’atmosfera. La riduzione di tali superfici sta facendo sì che l’Artico sia entrato in una fase che va a rafforzare ulteriormente il cambiamento climatico.

Il futuro non promette nulla di buono. I modelli climatici indicano che le temperature aumenteranno di altri 3-7 gradi. In Canada, si è giù scongelato circa un quinto della superficie coperta da permafrost. La cifra equivalente per l’Alaska è del 57% per cento. La lunghezza della stagione invernale e la copertura della neve nell’Artico continueranno a diminuire ed i ghiacciai della zona probabilmente perderanno tra il 10 e il 30 per cento della loro massa totale. Tutto questo potrebbe accadere all’interno di questo secolo con gravi conseguenze per gli ecosistemi, le infrastrutture esistenti e le condizioni di vita umana.

Nuove stime mostrano anche che entro il 2100, il livello del mare sarà aumentato tra gli 0,9 e gli 1,6 metri, che è circa il doppio del previsto dal pannello delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, IPCC, nella relazione del 2007. Ciò è dovuto in gran parte al rapido scioglimento della calotta polare artica. Tra il 2003 e il 2008, lo scioglimento della calotta glaciale artica contribuiva per circa il 40 per cento alla crescita globale del livello del mare.

“E’ chiaro che i grandi cambiamenti sono già iniziati. Quel che sta accadendo nell’Artico ci riguarda tutti”, conclude Margareta Johansson.

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