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L’informazione meteo? È diventata più difficile

di Stefano Di Battista
09 Feb 2010 - 20:18
in Senza categoria
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Busa di Manna, la dolina delle Pale di San Martino (provincia di Trento). Il 9 gennaio 2009 si erano registrati -43,8 °C, primato battuto il 18 dicembre con -47,0 °C. Queste temperature riguardano aree limitate e particolari, in cui la stagnazione di aria fredda e il suolo carsico incentivano la perdita di calore (fonte: Meteotriveneto)
Tempi grami, questi, per chi fa informazione di carattere climatologico: in Italia infatti, le fonti diventano sempre più difficili da raggiungere. Ecco i fatti. All’esordio di febbraio, in coincidenza con l’ennesima irruzione artica di questo inverno, giornali, radio e televisioni hanno condito il bollettino di temperature estreme col valore (incredibile, se fosse riferito a qualche località abitata) di -47,0 °C in Trentino. Il dato proveniva da una dolina, Busa di Manna (2.546 m), ed è stato rilevato nell’ambito d’una ricerca, avviata un paio d’anni fa, coordinata dall’Associazione Meteotriveneto in collaborazione con l’Arpa Veneto. La temperatura però, circostanza che alcuni mezzi d’informazione hanno omesso, era riferita al 18 dicembre 2009. La notizia non ha mancato di suscitare reazioni: in particolare, quella della lobby degli operatori turistici trentini che, nel timore di perdere i clienti del fine settimana, hanno protestato coi vertici dell’Arpa Veneto, lanciando accuse di ‘terrorismo del freddo’. Risultato: Arpa Veneto ha imposto il silenzio stampa, per cui l’ottenere informazioni in merito si è fatto quanto mai arduo.

Non è certo la prima volta che argomenti di carattere meteorologico prestano il fianco a polemiche e critiche. Senza andare molto indietro nel tempo, basti rammentare il putiferio suscitato dalle errate previsioni riguardanti il ponte pasquale 2009: si temeva pioggia su gran parte del Centro Nord, invece furono belle giornate di sole. Con conseguenti minacce di denunce da parte di associazioni alberghiere, consorzi turistici e associazioni dei consumatori.

Ma, per quanto riguarda le fonti, non è finita qui. L’Arpa Piemonte infatti, dall’1 gennaio ha stabilito di non vendere più i dati meteorologici registrati alla Capanna Regina Margherita (4.560 m), sul Monte Rosa, punta di diamante d’una rete di rilevamento che copre tutto il territorio regionale. Motivazione? Le ripetute problematiche nate intorno a quei dati. Nelle estati 2008 e 2009 infatti, una serie di temperature massime aprirono un dibattito sull’affidabilità del sensore termico: i valori apparivano troppo elevati rispetto a quelli dei radiosondaggi a quote analoghe e di altre stazioni di alta montagna. L’Arpa Piemonte produsse due relazioni che tentavano di motivare le differenze: probabilmente, fu la conclusione della seconda, in determinate condizioni meteo (giornata serena e calma di vento) il sensore è soggetto a surriscaldamento.

Anche il caso della Capanna Margherita è abbastanza comune. All’inizio degli anni Ottanta, quando l’americano Antarctic Meteorological Research Center (Università del Wisconsin) realizzò e brevettò le Automatic Weather Station (AWS), poi impiantate in Antartide con lo scopo di raccogliere osservazioni là dove non c’è presenza dell’uomo, sperimentò il problema del surriscaldamento dei sensori. Tant’è che nel manuale d’uso dei dati, è specificato che le osservazioni avvenute in presenza di sole e con vento inferiore a 1 m/s, possono essere influenzate dalla radiazione incidente e diffusa.

In ogni caso, la decisione dell’Arpa Piemonte non permetterà più di avere i dati medi del Monte Rosa, se non quando questi saranno pubblicati: il che, per il gennaio 2010, avverrà nel giugno 2011. E con ciò, addio tempestività delle statistiche. L’Arpa Piemonte inoltre, nei mesi prossimi procederà a una revisione di tutti i dati archiviati dal 2005 in poi, eliminando quelli sospetti. La speranza, tuttavia, è che il valore acquisito venga comunque reso noto, poiché rappresenta l’unica possibilità per tentare un’estrapolazione che abbia qualche fondamento.

Un quadro non esaltante, anche se il mestiere di chi fa informazione deve mettere in conto di questi impasse e cercare canali alternativi. Per la cronaca sulle doline allora, va segnalato che a Prà Campofilone (1.621 m) l’1 febbraio si sono registrati -40,9 °C che rappresentano il record del sito. Sito che non è monitorato da Arpa Veneto: così, stiamo tutti più tranquilli.

Approfondimenti

Sulle doline:
https://www.meteogiornale.it/notizia/17006-1-il-gelo-in-dolina-tocca-meno-39-gradi
https://www.meteogiornale.it/notizia/14147-1-in-dolina-a-40-c

Sul sensore della Capanna Margherita:
https://www.meteogiornale.it/notizia/16151-1-larpa-sul-monte-rosa-tutto-regolare

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