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Il mite e forte Atlantico

di Fiorentino Marco Lubelli
03 Nov 2005 - 13:44
in Senza categoria
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Nella mappa di reanalisi by MeteoGiornale su dati di base NCEP/NCAR la configurazione a 850 hPa (circa 1400 metri) di metà febbraio 1956, quando Italia ed Europa furono sconvolte da un'eccezionale ondata di freddo. Il febbraio 1956 risulta ancor oggi il mese più freddo da quando si rilevano i dati in un gran numero di località europee.
Come precedentemente affermato in uno scorso articolo, la eccezionale e catastrofica stagione degli Uragani nel Golfo del Messico ha garantito all’intera Europa un autunno dominato dall’Atlantico. Erano anni che non si vedeva più la classica Depressione Islandese. E oggi ci chiediamo come potrà presentarsi il prossimo inverno. Tenteremo in questo articolo di delineare dei possibili scenari futuri partendo dagli attuali protagonisti del tempo europeo. Tre sono i primi attori che attualmente solcano il palcoscenci europeo:
Alta delle azzorre;
Depressione Islandese;
Alta Euro-Russa;

Queste tre figure hanno consentito l’instaurarsi in Europa in questo ultimo mese di una sorta di Zonalità Alta con tempo umido e mite sull’europa Nord occidentale e nel contempo un autunno mite per lo più soleggiato sull’Europa centrale con il Mediterraneo foriero di depressioni auto generatesi per l’afflusso subtropicale non arginato dal ponte altopressorio Russo-Azzorriano; dunque si potrebbe dire che la nostra penisola abbia avuto le briciole del tempo oceanico, e questo grazie a un testardo ponte anticiclonico Russo Azzorriano che, complice la forte Depressione Islandese stazionaria fra le isole Britanniche e l’Islanda, è rimasto praticamente fermo, inclinato leggermente così da favorire la formazione di perturbazioni anche violente sul Meridione e un pò meno sul Settentrione.

Ora ci chiediamo come possa svilupparsi questa situazione apparentemente bloccata. E’ importante definire una cosa: in Italia gli inverni nevosi sono sempre stati contraddistinti dalla presenza di una forte depressione Islandese. Questo per due motivi principali: lì dove l’annata avesse espresso una forte cellula Azzorriana, di quinta rispetto alla Islandese, le sue probabili erezioni, non sarebbero state perpendicolari verso la Groenlandia, ma inclinate a favorire piuttosto legami con alte termiche Russo-Scandinave; in secondo luogo la presenza di una potente depressione Islandese mette in gioco l’umidità necessaria a storiche nevicate su cuscinetti gelidi, o consente attraverso il passaggio di depressioni sul Mediterraneo di risucchiare eventuali correnti gelide continentali sulla nostra penisola.

Inoltre una forte figura di bassa pressione sull’Islanda determina una minore incisività e formazione di mostri depressionari sul comparto Finnico come accaduto negli scorsi inverni, favorendo di contro la formazione di alte termiche su quel comparto.

Dunque, concludendo, la configurazione barica è favorevole a un inverno da ricordare, ora l’unico elemento che deve presentarsi affinché il quadro risulti completo è lo Stratwarming, ma per quello c’è tempo e ora come ora non si può prevederlo. Non abbattiamoci per il monotono susseguirsi di onde oceaniche ma sappiamo attendere; qualcosa di grosso potrebbe bollire in pentola.

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