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Gli effetti del metano sul cambiamento climatico. Un impatto doppio di quanto si pensava?

di Renato Dalpiaz
25 Set 2005 - 10:14
in Senza categoria
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Gli scienziati hanno difficoltà nel predire e capire quanto sta cambiando il clima. Vi sono anche discussioni sulle metodologie usate per calcolare quanto pesa sul riscaldamento globale ogni possibile agente, naturale o di origine umana che sia. D. Shindell, climatologo del Goddard Institute for Spacial Studies (GISS) della NASA, ritiene che è necessario guardare e studiare i gas serra (greeenhouse gases, GHGs) quando sono emessi, non dopo che si sono mescolati nell’atmosfera. Infatti, avvengono dei cambiamenti chimici nelle molecole dei gas dopo l’immissione nell’atmosfera, a causa dell’interazione con le molecole di altri gas. L’effetto di questi gas non sarebbe quindi raffigurato in modo corretto.
Scendiamo nel concreto. Ad esempio il metano: il suo totale atmosferico è influenzato dalle sostanze inquinanti che lo modificano. Abbiamo anche difficoltà, quindi, nello stabilire le politiche di regolamentazione delle emissioni, se non sappiamo esattamente come si comportano questi gas in relazione tra loro.

Il metano e l’ozono sono gas serra reattivi dal punto di vista chimico, mentre la CO2 non lo è. Il loro contributo all’effetto serra è difficile da individuare non tenendo conto dell’interazione tra i vari gas. Alcune delle più grandi inchieste sullo stato del nostro pianeta in via di riscaldamento derivano da una serie di rapporti dell’IPCC Assessment. In essi ci si basa su misurazioni dei gas serra come sono nell’atmosfera, dopo che possono essersi mescolati gli uni con gli altri. Non ci si basa sulle emissioni effettive. Shindell ritiene utile misurare le emissioni e individuarne l’impatto. Il suo studio al riguardo, “An emissions-based view of climate forcing by methane and ozone”, è stato pubblicato recentemente in Geophysical Research Letters. Sommando gli effetti individuali di ogni gas sul Global Warming, si è ottenuto un totale che differisce del 10% rispetto a quello calcolato in modo “tradizionale”. Shindell e i suoi colleghi hanno dunque compreso che la piccola differenza deriva dalla separazione delle emissioni l’una dall’altra.

I principali gas serra sono la CO2, il metano, l’ossido d’azoto e i CFC. Tali gas sono chiamati “well mixed”, ben miscelati, per il loro tempo di vita superiore ai dieci anni, che consente loro di disperdersi uniformemente nell’atmosfera. La loro origine è sia naturale che umana. In particolare l’ozono della bassa atmosfera, l’ozono troposferico, che è il maggior componente dello smog, molto dannoso per la salute dell’uomo e dell’ecosistema, è anche un gas serra, mentre nella stratosfera protegge la vita sulla Terra, filtrando gli UV solari.

Secondo i nuovi calcoli l’impatto del metano sul Global Warming può essere doppio rispetto a quanto previsto finora. Si arriverebbe ad un terzo degli effetti che avrebbero provocato il riscaldamento tra il 1750 e oggi. Il rapporto IPCC calcolava l’influenza del metano atmosferico, stimandolo responsabile per circa un sesto dell’effetto totale dei gas serra “well mixed”. Questo raddoppio sarebbe in parte attribuibile all’impatto delle emissioni di metano sull’ozono troposferico dall’epoca della rivoluzione industriale. Quindi la vera fonte del riscaldamento attribuito all’ozono sarebbe il metano. Si noti anche come emissioni di ossido d’azoto possono portare a reazioni chimiche che eliminano il metano e, quindi, dar luogo a raffreddamento.

In termini chimico-fisici il metano è 20 volte più potente della CO2 come gas serra, ma la CO2 è molto più abbondante e il suo tasso di crescita previsto assai maggiore. Dal 1750, le concentrazioni di metano atmosferico sono più che raddoppiate, benché il tasso di crescita abbia rallentato durante gli anni 80-90.

Le fonti delle emissioni di metano sono di origine naturale come le aree umide, gli idrati di metano nei fondali oceanici, il permafrost, le termiti, gli oceani e altre, mentre le fonti legate all’uomo sono i combustibili fossili, gli allevamenti di bestiame e le risaie.

Per approfondimenti: www.giss.nasa.gov/research/news/2005718

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