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      UKMO: la depressione che non convince!

      Antonio Pallucca
      Antonio Pallucca
      Published: 04/03/2004
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      2 Min Read
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      Analisi al suolo del UKMO per domenica 7 marzo. Fonte: www.metoffice.com.
      Osservando la carta in questione possiamo analizzare i vari aspetti di questo minimo presumibile ed incentrato sulle coste del Lazio.

      Va innanzi tutto detto che questa configurazione, a prima vista, potrebbe essere tra le più idonee per manifestazioni nevose anche a bassa quota sul centro Italia e non solo.

      Tuttavia tale depressione mostra dei punti ancora non molto chiari. Per prima cosa, nella sua rotazione antioraria, tale LP sembrerebbe richiamare aria non proprio fredda, verso le nostre regioni e di provenienza, nei bassi strati, da SE o ESE.

      Tale disposizione delle correnti punterebbero decisamente verso l’alto Adriatico, mantenendo intatta la relativa provenienza e tali da produrre un non marcato calo termico .

      Configurazione ideale per le precipitazioni, ma inevitabilmente lo “zero termico” si porterebbe troppo in alto per garantire la quota neve sulle zone pianeggianti del: Veneto – Emilia Romagna – Lombardia. Qualcosa forse, a quote collinari, mt 200/300 circa, sul settore di NW (Piemonte).

      Per il resto della Penisola, regioni tirreniche ed adriatiche, la situazione si prospetterebbe ancor più negativa.
      L’aria più fredda scenderebbe verso le Baleari, lasciando una circolazione chiusa del minimo che continua (continuerebbe), nella sua rotazione, a non richiamare chiare correnti settentrionali, quindi fredde; ma a rigenerare aria non propriamente “gelida” in loco.

      Quindi le presunte manifestazioni nevose, per le zone di cui sopra, difficilmente potrebbero scendere sotto la soglia dei 600 mt. L’aria arriverebbe con una direttrice, provenienza, grecale ed insufficiente a portare bianchi fiocchi sulla media e bassa collina.

      Inoltre il flusso principale che si sviluppa dall’interazione delle figure pressorie HP/LP, non mostra chiare radici artiche, ma compie un largo giro. Certamente non definibile come vera “avvezione fredda”.

      Siamo ancora lontani dall’evento, ma la situazione paventata ieri: fase di ingresso del minimo in area mediterranea, successivo suo allungamento ed infine chiusura sulle centrali tirreniche, non depone certo a favore di una situazione che voleva disegnarsi come “bis” rispetto a quella di un recente passato.

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