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Il ciclo di 300 anni degli inverni rigidissimi

di Marco Rossi
01 Ott 2006 - 10:38
in Senza categoria
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Siamo nell’anno 860 dopo Cristo, ed un inverno di storica severità colpì la nostra Penisola, pur essendo in una fase di riscaldamento climatico.

Morirono sia le viti che gli alberi, nell’Italia settentrionale (indicando temperature prolungate al di sotto di -15; -20°C), le merci raggiungevano Venezia grazie a carri e cavalli che camminavano al di sopra della Laguna congelata.

L’inverno fu rigidissimo anche in Germania, Francia, e cadde “neve rossa” (ricca di particelle sahariane) in numerose zone di pianura.

Si fa un salto di 302 anni, e ritroviamo il terribile inverno del 1162, uno dei “pretendenti” alla palma di peggior inverno dello scorso Millennio.

Nella Lombardia si contarono 40 mila morti per il freddo e la fame, il freddo distrusse tutte le semine, nonché gli alberi.

Si fa un altro salto in avanti, e ritroviamo il terribile inverno del 1408, ricordato come “l’Anno del Grande Inverno”.

In questo caso, i ghiacci polari riuscirono a bloccare l’Islanda completamente, raggiungendo la Scozia, nel Nord e nel Centro Italia morirono quasi tutti gli alberi per il gelo, a Firenze la neve fu alta 60 cm e durò un mese e mezzo.

In Inghilterra il gelo durò 14 settimane tra Dicembre e Marzo, congelando completamente il Tamigi a Londra.

Facciamo un salto di 300 anni esatti, e ci ritroviamo dinanzi il terribile inverno del 1709, maggiormente ricordato perché più vicino a noi nel tempo (e vi erano già osservazioni meteorologiche e le prime serie termometriche).

A Berlino risulta il mese di Gennaio più freddo di tutta la serie termometrica plurisecolare; gelarono la Vistola, il Reno, il Danubio, la Mosa, la Garonna, l’Ebro, la Senna, e perfino la foce del Tago a Lisbona.

Gelarono completamente il Lago di Costanza e quello di Zurigo, e, parzialmente, quello di Ginevra.

Gelarono anche i porti mediterranei di Genova, Marsiglia e Livorno.

A Firenze caddero in tre giorni di neve 70 cm di manto bianco, isolando la città; la Laguna Veneta gelò per venti giorni, Roma fu invasa dalla neve per giorni.

In Italia ed in Francia gelarono perfino gli alberi di melo e di noce, e sparirono intere foreste uccise dal grande gelo.

Si direbbe che ogni 250-300 anni circa gli inverni si scatenino in un eccesso di severità sull’Europa Occidentale e mediterranea, che si ritrovano improvvisamente a sperimentare condizioni di tempo e di temperatura decisamente più vicine alla Siberia che al loro normale clima.

Tale periodicità di inverni rigidissimi potrebbe essere legata a periodiche variazioni dell’intensità solare (l’inverno 1408 capitò all’inizio del cosiddetto “minimo di Sporer ” , mentre quello del 1709 alla fine del “minimo di Maunder” dell’attività solare), tuttavia notiamo che essi capitano anche in periodi di deciso riscaldamento come nel Medioevo.

Non solo, tali inverni non restano poi da soli, spesso inaugurando una sequenza di episodi insolitamente rigidi che interessano l’Europa Occidentale per i successivi 80 o 90 anni (come capitò successivamente al 1162, al 1408 ed al 1709).

Notiamo, con una certa preoccupazione, che sono passati oramai quasi 300 anni dal terribile inverno del 1709, per cui prossimamente potrebbe verificarsi un evento storico di uguale o simile portata, a meno che il surplus di calore dovuto all’effetto serra introdotto dall’uomo nell’atmosfera non ne attenui notevolmente gli effetti.

Ma la nostra civiltà, per quanto progredita, è forse più fragile di un tempo rispetto ad eventi naturali di questo genere.

Il pensiero va ai black-out elettrici, alla difficoltà nell’approvvigionamento di gas naturale dall’Est europeo, per non parlare degli enormi danni economici che deriverebbero dalla distruzione di intere foreste o di coltivazioni arboree, o per il blocco del traffico dovuto alla neve, del trasporto merci per il gelo dei porti, ecc. ecc.

C’è quindi da augurarsi che un simile evento non si ripeta, anche se bisogna ricordare che tale ciclo trecentennale ha colpito implacabilmente nell’ultimo millennio, e niente fa pensare che non possa proseguire con questa ciclicità, tanto più che essa sembra essere indipendente dai periodi di riscaldamento o di raffreddamento della nostra atmosfera.

La ripetizione di un inverno come quello del 1709, o del 1408 sarebbe comunque un evento epocale, che creerebbe danni e problemi nettamente superiori alla soddisfazione (tipica del meteofilo), di vedere i panorami imbiancati e le temperature scendere a minimi storici.

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