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      Dalla viticultura alla ricerca sul clima: ecco quando è cambiato

      Stefano Di Battista
      Stefano Di Battista
      Published: 04/06/2012
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      4 Min Read
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      Da destra, Luigi Mariani, Riccardo Cotarella e l'enologo Giuliano D'Ignazi, anch'egli relatore al congresso
      La svolta climatica, in Europa, ha una data: 1987. Lo ha spiegato Luigi Mariani, docente di meteorologia all’Università statale di Milano, durante la prima sessione del 67º Congresso Assoenologi, svoltasi in navigazione verso Barcellona il 4 giugno. Tema del consesso: “Clima, tecnologia e mercati che cambiano: comprenderne le dinamiche per essere sempre più competitivi”. Analizzando i dati, e facendo riferimento alla zonalità della circolazione su scala emisferica, Mariani ha messo in luce come le correnti prevalenti sull’Europa si siano progressivamente orientate da sud ovest per via d’una deflessione indotta dalle Montagne Rocciose: una causa lontana migliaia di chilometri, che ha però comportato un aumento della temperatura di circa 1,5 °C. Da quell’anno, tutto è cambiato anche nel mondo vitivinicolo «non sempre in peggio – ha sottolineato Mariani – poiché i francesi ne hanno tratto grandi benefici, non dovendo più importare vini da taglio per sostenere le loro grandi etichette».

      Le ricadute dei cambiamenti climatici sul settore agroalimentare, forse poco considerate, sono state il filo conduttore di tutta la sessione. Ne ha parlato ampiamente l’enologo Riccardo Cotarella, docente all’Università di Viterbo, ricordando il positivo salto di qualità dei vini tedeschi, e ammonendo circa il rischio di nuovi concorrenti per i produttori storici (Italia, Francia e Spagna), se non sapranno adattare la viticoltura alle nuove esigenze: «Per limitarci a qualche esempio – ha proseguito Cotarella – in certe aree il sangiovese si raccoglie tra il 10 e il 15 settembre, mentre in passato era immaturo fino a ottobre. Il vermentino, una tipicità della Sardegna, che nelle Cinque Terre soffriva per il clima meno propizio, oggi ottiene i più eccellenti risultati fra le colline umbro marchigiane. E tutte le uve bianche si sono arricchite di gusto e di sapore».

      Adattare le tecniche a temperature più alte e a maggiore insolazione si può. Per quest’ultimo parametro, Cotarella ha offerto i seguenti dati, misurati dall’Aeronautica militare nel Viterbese:
      1960-1985 21 Mj/mq
      1985-2010 25 Mj/mq

      Da sperimentazioni condotte in vigneto, è risultato come la cimatura sia una pratica divenuta estremamente dannosa. Togliendo le foglie vecchie, il grappolo raggiunge una temperatura di circa 45 °C, mentre la pianta viene stimolata a produrre foglie nuove, il che comporta anche un tenore zuccherino più alto; i grappoli protetti invece, ricevono solo 5 Mj di radiazione solare e non salgono oltre i 30 °C, permettendo processi di maturazione meno esasperati e una qualità finale più elevata.

      Di fronte a tale scenario, divergenti sono però state le conclusioni. Per Cotarella, il cambiamento climatico è non solo irreversibile, ma destinato ad accentuarsi. Mariani ha invece ribadito la convinzione che l’attuale sia solo una fase di fluttuazione, inserita in un processo molto ampio, e ha richiamato anche la necessità di misure attendibili: «Ci affidiamo a una rete globale sempre meno accurata, in cui diminuiscono i dati provenienti dalle stazioni meteorologiche, a favore di quelli satellitari. Servirebbe invece un network mondiale di siti omogenei, altrimenti finiremo per non capire più nulla di quanto sta accadendo. Parliamo d’un aumento, su base termica, di 0,7 °C: ma se, intorno a questo scarto, il rumore locale interferisce e non viene corretto, perché non importa più l’esattezza ma il sostegno a una tesi, siamo destinati a un futuro dove vinceranno le ideologie e la scienza andrà a farsi benedire».

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