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      Antartide, la disputa sul polo del freddo. Parte II: l’inversione termica

      Stefano Di Battista
      Stefano Di Battista
      Published: 12/03/2008
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      7 Min Read
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      L'immagine in alto, scattata il 22 dicembre 2007 durante la Norwegian - U.S. Scientific Traverse of East Antartica, riprende Plateau Station (sullo sfondo) ormai sommersa dalla neve; la foto in basso, risalente al 30 gennaio 1966, mostra invece la base in fase di completamento. Quando, il 29 gennaio 1969, il sito americano fu abbandonato, l'accumulo nevoso dei tre anni di operatività risultò essere di 23,63 cm (Schwerdtfeger, p. 302); se tale valore fosse rimasto costante, in 39 anni (1969-2008) il nuovo accumulo ammonterebbe a 307,19 cm . Fonte delle foto: https://traverse.npolar.no.

      Mezzo secolo di esplorazioni e misure della temperatura profonda nella calotta orientale antartica hanno portato alla scoperta di un doppio polo del freddo: una vasta regione primaria che, indicativamente, si estende dal Polo dell’Inaccessibilità (55° E) a Dome C (123° E), e un’area secondaria più ristretta intorno al Valkyrjedomen (35° E). Entrambi i luoghi sono racchiusi entro l’isoterma annuale di -55 °C, desunta dalle temperature del ghiaccio a dieci metri di profondità, ovvero al livello in cui viene ‘inglobato’ il valore annuale della neve al suolo, che risulta più basso di quello rilevato nell’aria libera (a 150 cm, secondo lo standard meteorologico). La disposizione geografica di questi due poli, tuttavia, non appare in asse con le maggiori elevazioni del Plateau Antartico (King, p. 82).

      Quasi al centro del polo primario è ubicata la base russa Vostok II (78°28′ S, 106°48′ E). La località è caratterizzata da deboli venti catabatici di provenienza sud – sud est, con velocità media intorno ai 5,0 m/s e minimo in gennaio (Kuznetsov, p. 415). La temperatura media annua rilevata al suolo (ground) e a 150 cm (surface) è la seguente (1958-2007):
      ground -56,3 °C
      surface -55,2 °C

      Com’è tipico del Plateau Antartico, anche a Vostok II si rileva una forte inversione termica. La tabella successiva mette in relazione i valori alle 0000 UTC della temperatura media di superficie e a 600 hPa (seconda colonna) per il triennio 1966-’68; viene anche indicata (terza colonna) la differenza fra la quota della base (3.488 m) e il geopotenziale medio:

      gennaio-35,5 °C-31,6 °C377 m
      febbraio-47,0 °C-36,2 °C353 m
      marzo-57,6 °C-39,7 °C333 m
      aprile-65,5 °C-45,7 °C233 m
      maggio-67,0 °C-46,7 °C251 m
      giugno-66,5 °C-47,0 °C244 m
      luglio-68,6 °C-47,9 °C235 m
      agosto-71,7 °C-56,2 °C149 m
      settembre-69,2 °C-53,2 °C177 m
      ottobre-57,9 °C-45,9 °C201 m
      novembre-44,7 °C-36,1 °C320 m
      dicembre-34,1 °C-31,5 °C374 m

      L’inversione termica, minima durante l’estate (dicembre – gennaio), diventa notevole nel semestre freddo (aprile – settembre); al crescere del gradiente corrisponde una significativa riduzione del geopotenziale (-100 m in media fra marzo e aprile), che si intensifica nella fase più fredda (agosto). Se, in apparenza, col procedere della stagione invernale l’inversione termica si riduce (in prima colonna la differenza fra superficie e 600hPa), il rapporto fra l’aumento della temperatura e la quota tende invece a farsi più marcato (seconda colonna):
      aprile +19,8 °C +0,085 °C/m
      maggio +20,3 °C +0,081 °C/m
      giugno +19,5 °C +0,080 °C/m
      luglio +20,7 °C +0,088 °C/m
      agosto +15,5 °C +0,104 °C/m
      settembre +16,0 °C +0,090 °C/m

      Nei bassi strati si ha dunque un aumento notevole, che risulta invece trascurabile durante l’estate, specie nel periodo solstiziale:
      dicembre +2,6 °C +0,007 °C/m
      gennaio +3,9 °C +0,010 °C/m

      La scelta del triennio 1966-’68 non è casuale: in quegli anni, infatti, gli americani resero operativa Plateau Station (79°15′ S, 40°30′ E), base permanente nei cui pressi fu eretta una torre che permise fondamentali osservazioni di micrometeorologia. Fra 0 e 32 m, in particolare, si notò una sistematica inversione termica di almeno 8 °C (ma, in alcuni profili tautocroni, di quasi 20 °C) in tutti i mesi dell’anno, a parte qualche settimana di dicembre intorno al solstizio d’estate, quando l’inversione tendeva a scomparire (Riordan, pp. 113-114). Tenendo perciò conto della maggior quota di Plateau Station (3.624 m) e confrontando le temperature medie del bimestre estivo e del semestre invernale con quelle di Vostok II (prima colonna) per il triennio in oggetto, il coefficiente di raffreddamento adiabatico (terza colonna) mostra un andamento sorprendente:
      estate -32,5 °C -34,1 °C -1,18 °C
      inverno -67,8 °C -67,5 °C +0,22 °C

      Nel trapasso stagionale, la maggior quota di Plateau Station sembrerebbe annullare i suoi effetti. Quando nei bassi strati l’inversione termica è minima, o addirittura assente, il coefficiente di raffreddamento diviene moderatamente superadiabatico; nel periodo in cui il raffreddamento rafforza l’inversione termica, anche il coefficiente cambia segno. A questo punto, però, va anche notato come, in fatto di valori estremi, nell’agosto 1958, unico anno in cui tre basi sovietiche furono operative a quote prossime, o superiori, ai 3.500 m, sia stata Vostok II a far registrare il dato minimo (-87,4 °C), mentre Sovetskaya (3.662 m) si fermò a -86,7 °C e Komsomolskaya (3.540 m) a -80,6 °C. Che dunque Dome Argus, solo in funzione dei suoi 4.084 m di quota, possa far segnare il nuovo primato mondiale del freddo, a questo punto dell’analisi resta dubbio. Ma un ulteriore contributo alla comprensione dei fenomeni atmosferici del Plateau Antartico può venire dal confronto fra i dati della stazione australiana e quelli di Vostok II.

      Bibliografia:
      J.C. KING, J. TURNER, Antarctic Meteorology and Climatology, Cambridge, 1997.
      A. KUZNETSOV, Vostok Station, in J. TURNER, S. PENDLEBURY (editors), The International Antarctic Weather Forecasting Handbook, Cambridge, 2004, pp. 414-420.
      A.J. RIORDAN, Variations of the Temperature and Air Motion in the 0- to 32- Meter Layer at Plateau Station, Antarctica, in J.A. BUSINGER (editor), Meteorological studies at Plateau Station, Antarctica (Antarctic Research Series, vol. 25), Washington, 1977, pp. 113-127.
      W. SCHWERDTFEGER, The Climate of the Antarctic, in S. ORVIG (a cura di), Climates of the Polar Regions (World Survey of Climatology), Amsterdam, 1970, vol. 14, pp. 253-355.

      Parte I: https://www.meteogiornale.it/news/read.php?id=17455

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