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La pazienza… una virtù che ogni buon meteo-appassionato dovrebbe possedere

di Ivan Gaddari
29 Nov 2011 - 12:48
in Senza categoria
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Conveniamo con Voi. E’ una situazione veramente stancante. Qualcuno sostiene che alla luce degli evidenti cambiamenti climatici, dovremo abituarci a condizioni climatiche estreme. Gli eccessi, che un tempo rappresentavano l’eccezione, son divenuti la regola. Capita così che un Autunno, l’attuale, scorra sotto l’ala protettiva degli Anticiclonici. Succede poi che le più piccole perturbazioni assumano le parvenze di incubi. Mostri pronti a destarci da un sonno costrittivo di cui si farebbe volentieri a meno.

E quale arma migliore, di questi tempi, se non munirsi di “pazienza”? Già, la pazienza. Una virtù che tanti possiedono, altri meno. Una virtù che rientra in ogni campo della nostra vita, che ci aiuta, sovente, a superare di slancio le difficoltà di tutti i giorni. La meteo, quale materia di studio o curiosità per milioni d’appassionati, non può certo esimersi.

Chi si occupa, tra il serio e il faceto, di meteorologia sa bene quanto sia difficile commentare certe configurazioni. Non neghiamolo. Se per qualche motivo ci si arrabatta coi modelli, si rientra in quella categoria di meteo-appassionati che affolla le comunità virtuali. Anche noi, previsori o meno, siamo soggetti agli umori modellistici. Non pensiate sia facile, giornalmente, trovare parole diverse da quelle che ultimamente soverchiano le altre: Alta Pressione, stabilità, nebbie, inquinamento.

Se fosse capitato d’Inverno, il nostro umore sarebbe stato nero. Eppure, è bene rammentarlo, la stagione invernale mediterranea è fatta anche di stasi anticicloniche. Non è un caso se Gennaio, se si escludono ovviamente i mesi Estivi, sia uno dei periodi più secchi dell’anno. Direte Voi… ma a noi che ci importa? Noi, amanti del freddo, vorremmo che la neve diventasse una piacevole abitudine. Ma non si può. Se così fosse non sarebbe più Mediterraneo, sarebbe qualcos’altro che si trova a ben altre latitudini.

Ed ecco che entro in gioco la pazienza. Noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di infonderla a chi legge i vari articoli. Magari non direttamente, piuttosto tra le righe. A volte ci riusciamo, a volte no. L’attuale è uno di quei periodi durante i quali diffonderla diventa una “mission impossible”. La lettura dei nostri pezzi, soprattutto quelli che scrutano nelle tendenze a lungo termine, può confortare o sconfortare. Se sconforta, è bene non scordarsi che le configurazioni bariche si poggiano su precari equilibri.

Equilibri talmente fragili che di 6 ore in 6 ore, o di 12 ore in 12 ore, i Modelli si vedono costretti a rivedere le proprie posizione. Però, se ci pensate, è sempre stato così. Forse non quando a dominare era l’Atlantico, capace di sfornare perturbazioni con cadenza regolare. Ma poi veniva l’Inverno ed allora le configurazioni si complicavano. Entravano in gioco altri fattori, talvolta imprevedibili. Un esempio su tutti: il 1985.

Forse non tutti sanno che quell’anno si venne da un Dicembre mite, noioso, snervante. Ma poi entrò in gioco la stratosfera. Vi fu un riscaldamento talmente repentino, ai piani alti atmosferici, che portò alla disgregazione del Vortice Polare. Una parte scivolò, velocemente, sull’Europa e causò le ben note vicende meteorologiche.

Anche allora servì pazienza. Una pazienza che venne premiata, ripagata come meglio non si sarebbe potuto. All’epoca non c’era internet, o perlomeno, non c’erano tutti quegli strumenti illusori che ai giorni d’oggi promuovo sogni e illusioni. Non sarebbe male, ogni tanto, rammentarsi da dove veniamo. In questo modo, forse, si sarebbe in grado di apprezzare la meteorologia per quel che è: una scienza inesatta. E forse, permettetecelo, si ritroverebbe quella pazienza che troppo spesso viene a mancare.

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