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Quando la Terra aveva due lune

di Mauro Meloni
04 Ago 2011 - 19:19
in Senza categoria
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Nella foto le due lune di Saturno:  le due lune sembrano fuse insieme, con i contorni come dissolti. Questo effetto è dovuto al fatto che entrambe riflettono la stessa percentuale della luce solare che le investe. Secondo una recente teoria dell'università di Berna, anche la Terra aveva due lune che poi si sarebbero unite.
Gli scienziati hanno trascorso decenni cercando di capire i motivi per i quali il lato della Luna visibile dalla Terra ha una forma relativamente piatta rispetto al gran numero di crateri e montagne, che superano i 3.000 metri, presenti nel lato nascosto. Questa constatazione è alla base delle ipotesi formulate da due ricercatori dell’Università di Berna, secondo le quali un tempo la Terra aveva due lune, la seconda della quali è poi scomparsa o per meglio dire inghiottita. Queste due lune si sarebbero generate 4.5 miliardi di anni fa, secondo una teoria molto diffusa, a seguito di un notevole impatto cosmico fra la Terra ed un altro pianeta della grandezza di Marte.

Cos’è accaduto poi? Secondo i due ricercatori dell’Università svizzera queste due lune non avevano la stessa grandezza e la più piccola aveva una massa di circa un terzo rispetto all’altra. Per milioni e milioni di anni le due lune orbitavano attorno alla Terra, ma ad un certo punto il sistema sarebbe diventato instabile a causa dell’attrazione di gravità del Sole e così i due corpi sarebbero caduti l’uno sull’altro. La grande particolarità, secondo le accurate simulazioni al computer, è che sarebbero entrare in collisione ad una velocità molto ridotta (rispetto agli impatti che si verificano nello Spazio) di appena 2.4 chilometri al secondo, meno di quella con cui il suono attraversa una roccia, per il fatto di trovarsi sulla stessa orbita.

Questa particolare lentezza nell’impatto pare non aver consentito la formazione di nessun profondo cratere: inoltre, al momento della collisione, la luna più grande avrebbe avuto nella sua superficie un oceano di magma protetto solo da una sottile pellicola superficiale di strato solido. In questo modo la gran parte del materiale sarebbe rimasto incollato come una “spessa crosta”, cambiando profondamente la forma della Luna e distribuendosi su metà della sua superficie, quella nascosta e formata da moltissimi altopiani. A questo proposito, si è sottolineato che si tratta di un’idea supportata da osservazioni effettuate dalla sonda Lunar Prospector della NASA.

In questo modo verrebbe giustificato non solo perché il lato invisibile della Luna è formato da più altopiani che non quello visibile, ma anche il fatto che la crosta del lato nascosto possiede uno spessore di circa 50 chilometri superiore alla crosta del lato lunare visibile. Avremmo così la soluzione sull’asimmetria della luna, su cui comunque ci sono tutt’oggi le più disparate teorie. I calcoli non sono comunque sufficienti a provare che gli eventi si siano svolti nel modo descritto dall’Università di Berna. Sarebbero necessarie nuove misurazioni e campionature della superficie della Luna.

Si tratta di una teoria quasi provocatoria, ma secondo i vari Istituti, compreso quello italiano di Astrofisica, sarebbe uno scenario plausibile che però non permette di scartare le precedenti ipotesi. Servono quindi delle prove concrete da cercare proprio sulla Luna, prelevando campioni di roccia che potrebbero essere in grado di mostrare l’avvenuto inglobamento. Nel frattempo si aspettano i dati sulla struttura interna della Luna che si potranno ottenere grazie alle analisi topografiche intraprese dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter. La risposta a tutti i dubbi potrebbe arrivare nei prossimi mesi, quando la Nasa invierà attorno alla Luna la missione Grail, progettata proprio per sondare l’interno del satellite e ottenere misurazioni molto precise della sua gravità.

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