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      Continua l’altalena delle varie emissioni a medio lungo termine. Ma siamo sicuri che l’evoluzione non sia stata già tracciata?

      Ivan Gaddari
      Ivan Gaddari
      Published: 19/11/2004
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      5 Min Read
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      I run proposti a più riprese solamente 48 ore fa mostravano una situazione certamente diversa da quella riscontrabile ieri e che oggi pare nuovamente mutata. Ma allora dove risiede la verità?
      Sono diversi giorni che, per chi ha avuto la possibilità di seguire le vicende previsionali e i vari forum di meteorologia (certamente tantissimi), avrà certamente appurato la difficoltà di tracciare un evoluzione per la prossima settimana. Si è passati a più riprese da situazioni nelle quali l’Italia veniva proiettata verso un periodo dai connotati più che invernali, ad altrettanti giorni nei quali dominava incontrastato l’anticiclone delle Azzorre.

      Una premessa è d’obbligo. Non ci si scordi mai che, benché sia alle porte il vero inverno meteorologico, siamo ancora in un mese tipicamente autunnale. È vero che in passato novembre spesso era contraddistinto da episodi di freddo marcato, tuttavia possiamo sicuramente ricordare come quest’anno (rispetto ad annate non lontane), abbia manifestato situazioni di dinamicità rilevante. Come forse non si vedeva da tanto tempo. E come non ricordare, per l’ennesima volta, come i modelli siano un espressione matematico numerica (di per se lo dice il termine “modellizzazione”) di un fenomeno naturale. Non possiamo certo negare l’importanza che essi rivestono oggi giorno nello stilare una previsione affidabile tuttavia, in situazioni di scarsa predicibilità, vengono inserite appositamente delle variabili d’errore “statistiche” che consentono in un certo qual modo di “normalizzare” (o testare che dir si voglia) il modello alla ricerca di una successiva emissione quanto più precisa.

      Quando ci si riferisce a variabili di tipo statistico si parla di dati registrati nel corso di decennali osservazioni e che col tempo sono andati a costituire la “media” rappresentante un evoluzione divenuta la più comune per quella determinata stagione. Pertanto, l’altalena “emissiva” vista a più riprese durante gli ultimi giorni, potrebbe rappresentare quanto è stato finora detto, cioè una normalizzazione modellistica alla ricerca della performance migliore. Il condizionale è comunque d’obbligo in quanto potremo stabilirlo con esattezza allorquando ci ritroveremo dinanzi al “fatto compiuto”.

      Mi rendo conto che potrebbero esserci tanti appassionati, nonché studiosi, che potrebbero dissentire da quel che ho appena riportato. Ma vorrei ricordare a questo punto come determinate considerazioni nascano da un attenta analisi giornaliera delle diverse proiezioni modellistiche. E con attenta analisi intendo non una semplice lettura ma un osservazione approfondita del movimento a scala continentale delle diverse figure bariche. Si potrebbe inserire anche un discorso di statistica (che secondo me mal si addice al contesto evolutivo in corso) in quanto, fino ad oggi, sono stati più numerosi i run tendenti al freddo che non quelli orientati alla stabilità in senso lato.

      Personalmente riterrei più valido lo spostamento sullo scacchiere europeo dei principali motori atmosferici che in questi mesi determinano gli umori dei tanti “meteofili” che affollano la rete. Ebbene, è da tempo che la mancanza di una figura “statisticamente” presente nella stagione in corso (semipermanente d’Islanda) lascia il campo libero sia all’alta delle Azzorre sia al vortice polare. Capaci , oramai da tempo, di influenzare più o meno pesantemente l’evoluzione atmosferica in tutto il continente. E proprio l’azzorriano, nelle ultime settimane, ha traslato il suo raggio d’azione leggermente verso est, creando non poche difficoltà nella determinazione delle varie avvezioni fredde che già in due occasioni hanno interessato il nostro paese.

      Ed i problemi riscontrabili da qualche giorno nella lettura dei vari run previsionali, risiedono nel possibile blocco alle già assenti correnti zonali che dovrebbe venire a crearsi grazie alla congiunzione tra l’alta oceanica e una sua corrispettiva figura sulle regioni scandinave. Il tutto sarebbe in grado di pilotare, con moto retrogrado, il lago freddo creatosi ad est della nostra penisola, per via della discesa del vortice polare già in corso e che avrà il suo massimo nel corso del weekend, in direzione delle nostre regioni centro meridionali. In conclusione ritengo sia utile rimarcare come non ci si debba lasciare influenzare (ribadisco, non sappiamo ancora se sarà questo il caso) da proiezioni frutto di una logica “taratura modellistica” verso evoluzioni tipiche del periodo (vedasi oggi la prospettata ripresa depressionaria in sede islandese capace di limitare il blocco oceanico suddetto) ma seguire con la giusta obbiettività ed accortezza quel che la natura vuol cercare di farci capire.

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