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E’ possibile prevedere i terremoti? Alcuni esempi storici (seconda parte)

di Marco Rossi
08 Apr 2009 - 08:08
in Senza categoria
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Mappa di pericolosità sismica. Fonte: Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia www.ingv.it.
Sono stati ricercati anche altri indicatori “naturali”, come particolari condizioni del tempo, oppure insolita attività o nervosismo da parte di animali, in grado di percepire meglio di noi le “microscosse” che precedono un grande terremoto, ecc.

Un esempio di come vadano le cose può essere ritrovato negli avvenimenti del 1976 in Cina.

I contadini cinesi, abituati a convivere con il terremoto, avevano individuato numerosi sintomi premonitori di un grande terremoto.

Tra questi, acqua dei pozzi in risalita, comportamento insolito degli animali, ma anche altri metodi empirici.

Il più curioso tra questi era quello di tenere un guscio d’uovo sospeso con un filo sopra un bicchiere, le cui pareti interne venivano affumicate.

Se il guscio veniva ritrovato macchiato di fuliggine, era evidente la presenza di scosse che avevano fatto toccare al guscio le pareti del bicchiere!

Utilizzando tutti questi metodi, venne dichiarata l’evacuazione di un grande città, che, dopo due giorni, venne effettivamente colpita da un terremoto distruttivo!

L’entusiasmo salì alle stelle, ed i ricercatori cinesi erano oramai convinti di aver trovato un modo sicuro per prevedere i terremoti.

Sennonché, un anno dopo, si verificò il terremoto distruttivo di Tangshan, che, il 28 Luglio del 1976, rase al suolo la grande città senza alcun sintomo premonitore, causando 240 mila morti (anche se forse furono molti di più).

Un altro modo per prevedere l’evoluzione di un terremoto è il suo andamento tipico: dopo una grande scossa principale, nella grande maggioranza dei casi si verificano scosse di assestamento di portata inferiore, e di intensità via via decrescente.

Purtroppo, anche questo metodo di inquadramento di un terremoto non funziona sempre, come dimostrò il terremoto umbro del 1997, nel quale si verificò una seconda scossa di intensità superiore alla prima.

Ogni territorio presenta quindi caratteristiche diverse, e, come per il terremoto attuale dell’Abruzzo, anche il terremoto umbro fu preceduto da numerose scosse del IV – V ° Mercalli, che non vennero considerate pericolose dagli esperti.

Infine, occorre spendere una parola per distinguere le due scale con le quali si misurano i terremoti, per evitare ogni confusione tra le due.

La Scala Mercalli è di origine italiana, la più antica utilizzata per la misurazione dell’intensità di un terremoto.

E’ una scala che misura i danni causati da una scossa, è, per così dire, una “scala qualitativa”, che individua i vari gradi di terremoto a seconda dei suoi effetti sulle abitazioni.

La Scala Richter è invece oggettiva, e misura l’effettiva forza di un terremoto basandosi sull’ampiezza delle oscillazioni, misurate su di un sismogramma, correlate con la distanza dall’epicentro.
E in grado di misurare, quindi, la quantità di energia liberata da una singola scossa.

E’ evidente, a questo punto, che le due Scale possono non coincidere.

Una scossa della medesima intensità della Scala Richter potrebbe avere effetti differenti sulla scala Mercalli, a seconda del tipo di terreno attraverso il quale si propagano le onde sismiche, oppure a seconda se un edificio sia fatiscente, oppure costruito con moderni criteri antisismici.

Anche se è vero che la Scala Mercalli si basa anche su indicatori “naturali”, e non solo sulla valutazione dei danni alle infrastrutture (ad esempio, caduta di alberi, frane, innalzamento di terreni, ecc).

Prima parte:
https://www.meteogiornale.it/news/read.php?id=19951

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