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La colpa del calore è dovuto ad una diminuzione delle Correnti Atlantiche

di Andrea Meloni
11 Lug 2006 - 20:45
in Senza categoria
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19 luglio 2003, il giorno del mese con la maggiore intensità dell'alta pressione sull'Europa.

In un range temporale breve di cinque, sei anni abbiamo osservato due fasi di estremi climatici estivi: l’estate di luglio 2003 con la canicola infinita, il luglio 2002 comunque caldo e di frequente instabile, con varie fasi di fresco e canicola.

Il luglio 2006 viene con caratteristiche diverse ma con alcune piccole affinità che sottolineano le differenze dalle estati degli anni ’90.

Nel luglio 2003 l’alta pressione delle Azzorre con matrice nord africana ha stazionato a lungo ed a più riprese sull’Europa centrale spingendo i suoi massimi verso la Scandinavia.

Nell’osservazione giornaliera della circolazione atmosferica del 2003 appare persistente l’alta pressione sulla Francia, l’Europa centrale ed il sud Inghilterra. Tuttavia si possono osservare diversi passaggi di masse d’aria instabile che dal punto di vista sinottico causarono intemperie di breve durata, ma violente.

Ai margini dell’alta pressione c’era l’Italia, dove con rarità assoluta transitarono timide linee di instabilità che diedero origine ad episodici temporali spesso intensi.

In alta pressione a debole gradiente c’era il Sud Italia dove la calura fu marginale come potrebbe avvenire nei prossimi sette giorni. In questa area, nel 2003 si ebbero fasi temporalesche isolate.

Il campo di previsione per i prossimi 7 giorni propone una figura anticiclonica che avrà similitudini con quella del 2003, ma non avremo una replica degli eventi: il riferimento a quell’anno è voluto solo allo scopo di evidenziare le familiarità sulle anomalie.

Concorreranno ad esaltare l’anomalia, la previsione di altissimi geopotenziali alla quota di 500 hPa, mentre i massimi di pressione al suolo persisteranno per circa una settimana nel centro nord Europa.

Il caldo in questi anni è ricorrente nell’Europa centrale, la causa è attribuibile agli anticicloni che hanno tempo e terreno dove estendersi più che in passato a causa della debolezza delle correnti atlantiche.

Nell’osservazione dell’evoluzione giorno dopo giorno delle correnti atmosferiche di estati più regolari, si vedrà come dall’atlantico fosse più frequente il giungere di perturbazioni sull’Europa, inoltre erano episodiche e brevissime le ondate di caldo sulle Isole Britanniche.

Il persistere di forti anticicloni come quelli analizzati generano subsidenza atmosferica, ovvero una sorta di compressione dell’aria nei bassi strati che fa salire la temperatura. Se in aggiunta a ciò ci sono condizioni di cielo sereno e limpido per la secchezza dell’aria nelle quote superiori (anticiclone africano) si ottiene un maggior irraggiamento solare.

Vaste regioni d’Europa hanno un clima atlantico con caratteristiche di lieve continentalità. Con una diminuzione delle masse d’aria atlantica ed il prevalere per lunghi periodi di alte pressioni calde, le terre emerse tendono ad accumulare calore giorno dopo giorno, rapidamente.

Le alte temperature registrate in Europa si sono vedute in molte altre località del Pianeta alle medesime latitudini e sono generate non tanto da dirette conseguenze del Global Warming, ma dal tempo secco in quota e soleggiato che accentuano i fattori di continentalità.

Quando l’Alta Pressione si attenua, la temperatura in queste regioni si riporta verso la media, venendo a mancare gran parte delle concause del riscaldamento.

Più spesso che in passato si presentano temporali violenti tipici delle regioni dal clima continentale, generati dal contrasto marcato tra il suolo arroventato dal sole e l’aria fresca in quota.

Il maltempo estivo nell’Europa centrale ed atlantica non è anomalo d’estate, ma dovrebbe essere generato da sistemi perturbati atlantici.

Sono comunque fluttuazioni climatiche transitorie, non rappresentano un consolidato trend per il futuro. In conclusione, evitiamo di fare allarmismo meteo climatico.

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